martedì 15 maggio 2012

Grasshopper Cake

Difficilmete compro giornali specifici di cucina, a volte qualche libro, ma anche questi sono rari, questo perchè di solito su un intero libro o giornale magari mi interessano solo una o due ricette, qunidi internet è molto più pratico e comodo (e anche economico), niente fogli e cartacce che vagano per tutta casa, mi appunto quello che mi serve, faccio le mie modifiche e via. Ma quando mi sono trovata davanti una rivista con un intero inserto dedicato ai dolci americani non ho saputo resistere, e l'ho comprato, un paio di ricette ( la NewYork CheeseCake e i Cupcacke - quelli nella rivista erano nella versione alle rose, ci avevo già pensato da sola, ma vabbè ) le avevo già provate, ma a parte queste ce ne  erano molte altre che mi stuzzicavano e ho cominciato da questa, la totra "cavalletta", chiamata così perchè ispirata ad un cocktail che a sua volta prende questo nome a causa del colore.

Ingredienti:
30 biscotti Oreo
3 cucchiai abbondanti di burro
60 gr di cioccolato fondente
180 gr di marshmallows bianchi
120 ml di latte
3 cucchiai di sciroppo di menta
3 cucchiai di liquore al cioccolato bianco
180 ml di panna da montare

Procedimento:
Con il mixer tritate i biscotti Oreo con il cioccolato fondente e il burro.
Mettete i biscotti frullati in una teglia di 25 cm di diametro foderata di carta da forno (meglio ancora una teglia di qeulle che si aprono), pressate bene la base di biscotti e fatela raffreddare in forno per almeno un paio di ore.
In una pentola a bagnomaria fate fondere i marshmallows con il latte, aggiungete lo sciroppo di menta e il liquore al cioccolato bianco e fate raffreddare completamente la crema.
Montate la panna montata, aggiungetela al resto della crema e versatela nel guscio di biscotti.
Mettete al torta in frigo per almeno tre ore prima di servirla.
Volendo potete guarnire la superficie con un biscotto sbriciolato o delle scaglie di cioccolato

lunedì 7 maggio 2012

Ritratto di Signora: Sune e Anna



Buon giorno a tutti e benvenuti ancora una volta al nostro amoato appuntamento mensile con questa meraviglosa rubrica.
Ma non dilunghiamoci troppo e lasciamo subito spazio alle parole di Monica che ha realizzato per noi questa due interviste.


Buongiorno a tutti!
Dopo diversi mesi dall’apertura di questa rubrica è arrivato di nuovo il mio turno e ho pensato di scrivere qualcosa di diverso dal solito.

Negli ultimi post vi abbiamo presentato ogni tipo di donna, donne coraggiose, donne forti, donne che hanno dato la loro vita per un ideale, donne normali come la nonna di Clara.

Questo mese ho pensato di lasciare la parola a due donne che ho conosciuto negli ultimi anni e che hanno dovuto affrontare sul loro cammino prove molto dure e nonostante tutto sono riuscite a superarle.
La prima persona di cui vi vorrei parlare si chiama Sune ed è la presidentessa dell’associazione Make a Wish presso la quale io presto volontariato.

Ho conosciuto Sune quasi due anni fa, durante l’incontro formativo di MAW a Milano. La prima idea che mi sono fatta di lei ascoltandola parlare è stata “Questa donna è un vulcano!” La sua forza e la sua determinazione sono di esempio per me ogni giorno.. e vorrei che tramite le mie domande vi raccontasse la sua storia:

 Ciao Sune,
Benvenuta sui nostri blog!

E’ importante per noi presentare, oltre a donne particolarmente “famose” , anche donne comuni, donne che hanno vissuto storie particolari in cui tutte noi possiamo ritrovarci, ed è per questo che abbiamo deciso di farti questa breve intervista.
Partiamo subito, tu non sei Italiana, vuoi raccontarci come sei arrivata nel nostro paese?

Per amore. Sono tedesca, nata nella Germania dell’Est, dove ho vissuto finchè non mi sono sposata con Fabio, mio marito, che avevo conosciuto per puro caso durante una vacanza nella città più romantica del mondo, Praga. Ho lasciato il paese nel 1988. C’era ancora il muro.

La tua storia sembra quella di tante donne comuni, una bella famiglia, un marito, tre figli... Poi all’improvviso qualcosa si è spezzato. Hai voglia di parlarci di Carlotta?

All’età di 6 anni, alla più grande dei miei tre figli, Carlotta, è stata diagnosticata casualmente, una rarissima e gravissima malattia genetica: l’anemia di Fanconi. Non ci eravamo accorti di nulla, fino a quel momento apparentemente stava benissimo, sembrava perfettamente sana, era una bimba bella e molto vivace che faceva una vita normale. Con la scoperta della malattia ha avuto inizio un incubo che è durato quattro anni e che purtroppo ci ha fatto scoprire una realtà, quella degli ospedali, delle cure estenuanti, della sofferenza fisica e psicologica, un mondo parallelo con il quale mai e mai più avrei voluto confrontarmi.
10 anni fa, nel 2002, dopo quattro anni di agonia dentro e fuori gli ospedali di Berlino e Genova, dove ha subito ben tre trapianti di midollo purtroppo inutili, mia figlia Carlotta è morta.
So che non è facile rispondere, è difficile anche per me farti queste domande, ma credo che possano essere utili a tante donne che potrebbero trovarsi nella stessa situazione (anche se non lo vorremmo mai). Dove hai trovato la forza per reagire?

C’è un detto inglese che mi ha sempre fatto riflettere tanto: “You were given this life because you were strong enough to live it”
Sarà così, non so. Forse un pochino mi ha aiutato il mio carattere. La mia infanzia ed adolescenza non sono stati facilissimi. La strada non era sempre spianata e presto ho dovuto imparare a “stringere i denti”. Ma sono sempre rimasta una persona positiva e allegra, con la voglia di vivere e di andare avanti.
Però la forza più grande me l’hanno data i miei figli, Greta e Franz. Erano piccoli quando ero con Carlotta in ospedale, lontana da loro per mesi e mesi . Avevano disperatamente bisogno di me. Ancora adesso vedo i loro sguardi smarriti e pieni di paura. Dopo la morte della sorellina, si sono aggrappati a me - mi hanno costretto a reagire e a non lasciarmi andare.


Che cosa significa per te fare volontariato e aiutare gli altri?

E’ una parte importantissima della mia vita. Oggi non potrei più farne a meno. Mi sento privilegiata perché Make-A-Wish mi ha dato una grande opportunità: incontrare persone meravigliose con cui poter condividere momenti ed emozioni indescrivibili. Questa consapevolezza mi rende profondamente felice. Non so se una vita “normale” mi avrebbe potuto offrire tutto questo. Poter fare qualcosa per gli altri, poter renderli felici, poter gioire delle piccole cose e trovare sul tuo cammino persone straordinariamente sensibili e generose, è qualcosa di veramente speciale ed impagabile, difficile da spiegare a chi non ha mai vissuto questo tipo di esperienza.


C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti dire alle donne che ci leggono?

Non lasciatevi andare. Inseguite i vostri sogni, sempre!


La seconda donna di cui vorrei parlavi invece, preferisce, per sua scelta personale, rimanere anonima, ci siamo conosciute poco più di anno fa, e subito dopo averla incontrata le è stato diagnosticato un tumore al seno. La forza con cui Anna ha affrontato i mesi di malattia è davvero esemplare... Queste le sue parole:

1) Ciao Anna, benvenuta sui nostri blog! Vuoi raccontarci come hai capito che c’era qualcosa che non andava nel tuo corpo?
Ciao e grazie di avermi invitata sui vostri blog!
A dicembre 2010 mentre facevo una doccia mi sono accorta di avere un piccolo nodulo sotto l’ascella. All’inizio non ci ho dato molto peso, pensavo fosse un ristagno di grasso come già successo altre volte, poi ho notato che si ingrossava e li ho iniziato a preoccuparmi.
Erano i giorni precedenti le festività natalizie, quindi ho aspettato che passassero le feste e a gennaio sono subito andata dal mio medico di famiglia.
Abbiamo fatto delle analisi e mi ha prenotato per il giorno stesso una biopsia ed altri esami diagnostici.


2) So che non è facile ricordare quelle giornate particolarmente difficili, quindi lascio a te libertà di esprimerti come meglio credi... Ci sono stati momenti in cui lo sconforto ha avuto il sopravvento?

Il periodo peggiore, per quanto possa risultare strano, sono stati i giorni che ho dovuto attendere per avere il responso della biopsia. I medici erano abbastanza tranquilli, si parlava di un fibroma benigno visto che la massa si presentava in una forma anomala per un tumore (solitamente il tumore al seno si presenta con dei piccoli noduli nella zona del seno mentre il mio era una massa estesa dura al tatto). Io sono giovane, non ho casi in famiglia, né entro in nessuna delle fasce a rischio. Sono stati 10 giorni difficili, con attacchi di panico che spesso mi toglievano il respiro e lunghi pianti. Ero preoccupata soprattutto di non poter crescere le mie bimbe che allora avevano 3 e 5 anni, continuavo a ripetere "non se lo meritano, non se lo meritano".
Poi il responso, il peggiore. Era un tumore maligno, in forma aggressiva. Il medico ce l’ha detto così, senza giri di parole. Il tumore aveva occupato il seno sinistro che andava asportato e aveva già formato metastasi. Misurava 10 cm e bisognava agire subito.
Ricordo che c’era mio marito con me. Io ho avuto un cedimento e mentre lui chiedeva tutte le informazioni del caso io mi sentivo come un’automa, vedevo la scena come dall’esterno.
Mio marito mi ha praticamente sorretta fino dall’oncologo che ci ha illustrato la cura. Quella stessa mattina ho fatto tutti gli esami necessari e il pomeriggio sono tornata nello studio dell’oncologo per la prima seduta di Chemioterapia.

3) Io ti ho sempre vista come una persona molto forte, ricordo che in quei giorni eri quasi tu a fare coraggio a noi amiche che eravamo veramente rimaste spiazzate della notizia... Che tipo di persona sei?

Li la svolta. Come dice mio marito, ho attivato la modalità carro armato e non l’ho più abbandonata. Ricordo che mentre l’infermiera mi iniettava una dose di medicamento ci siamo messe a ridere per una barzelletta. Ho fatto tutte le cure, chemioterapia, radioterapia, vari interventi e questo nell’arco di 18 mesi circa. Ma la mia vita ê continuata sostanzialmente uguale, solamente scandita dal ritmo delle cure che ho avuto la fortuna di sopportare bene.
Ho continuato a portare le mie bimbe all’asilo, ad occuparmi della casa, ad uscire con gli amici, divertirmi, stare tra la gente, e, quando ero troppo stanca o debole, semplicemente me ne stavo tranquilla a casa circondata dalla mia famiglia.

Che persona sono? questo credo siano gli altri a doverlo dire.
Io posso dirti che pensavo di essere una persona debole. La mia vita fino a quel momento scorreva su binari molto tranquilli.
La malattia mi ha fatto scoprire una nuova me stessa. Mi ha trasformato in una persona migliore. Più forte. Soprattutto mi ha reso consapevole che potrei non avere tutto il tempo per fare quello che mi piace o realizzare i miei sogni. Quindi ora vivo più intensamente, coltivo i miei interessi, mantengo vivi i rapporti di amicizia e soprattutto penso alla mia famiglia.

4) Ora per fortuna la tua situazione clinica si è stabilizzata, dopo una lunga lotta contro la malattia, dove hai trovato la forza di combattere così ferocemente?

La forza l’ho presa senz’altro dalla mia famiglia. Da mio marito che è stato un compagno eccezionale e non si è mai fatto vedere preoccupato, supportandomi in ogni momento, e dalle mie bambine a cui abbiamo sempre detto la verità. Loro mi davano ogni giorno, ogni sorriso, un motivo valido e una motivazione ancora maggiore per andare avanti. Lottare per loro tre è stata l’unica scelta possibile e farlo col sorriso ci ha permesso di vivere questi mesi non come una condanna ma come una nuova opportunità.

5) C’è altro che vuoi dire alle donne che ci stanno leggendo?
Alle donne vorrei dire che i tumori sono maledettamente frequenti. Che solo di tumore al seno viene colpita 1 donna su 10. Che scoprirlo per tempo è l’unica arma di difesa che abbiamo! Quindi consiglio vivamente un autopalpazione del seno sotto la doccia e un controllo per ogni anomalia che troviamo. Stupidamente molte donne si spaventano quando trovano qualcosa e non vanno dal medico per paura di sapere… Non c’ê nulla di più sbagliato.
Le cure si sono molto evolute, sono più sopportabili ed il più delle volte non modificano di molto la qualità di vita della persona. Io non ho mai nascosto la mia malattia. Non ho nulla da vergognarmi e parlarne sempre apertamente mi ha aiutato a vivere questo periodo serenamente.
Ringrazio Monica per questo spazio e spero che possa essere d’aiuto a qualcuno. E vorrei aggiungere che per tutto questo periodo un aiuto speciale sono stati anche i numerosi libri che mi hanno accompagnato alle lunghissime sedute di chemioterapia o nei giorni di degenza all’ospedale. Leggere ed evadere dalla realtà e dai propri pensieri è una cura che consiglio vivamente nei momenti difficili.


Vi prego di leggere con attenzione le loro parole e di trovare forza e coraggio in quello che queste due donne hanno voluto raccontarci... Mi auguro che la determinazione con cui hanno affrontato le avversità della vita possa aiutare chi si trova nella stessa situazione, al giorno d’oggi crediamo di essere soli nel dover combattere i mali oscuri che ci attanagliano, mentre basta guardarsi attorno per capire che c’è tutto un mondo pronto ad accogliere il nostro dolore e le nostre paure.

Sune ed Anna mi hanno insegnato che bisogna guardare al futuro con coraggio senza mai tirarsi indietro… Auguro loro di poter essere sempre serene e coraggiose come hanno dimostrato fino ad oggi e le ringrazio per le parole che hanno voluto condividere con noi!

Alla prossima
Monica.

E direi che non c'è altro da aggiungere.
E direi che non c'è altro da aggiungere.
Come sempre trovate questo stesso articolo sui blog di 

E se avete proposte, domande o dubbi potete scrivere a Monica moki418@hotmail.it
e Miki imaginary82@hotmail.it.

domenica 29 aprile 2012

Insalata di pollo con salsa allo yogurt

Cosa fare per cena il sabato sera se sei a casa da sola, Mr. Darcy attente nel dvd e non hai certo voglia di preparare qualcosa di complicato.
Una bella insalata risolve sempre la situazione.
Tempo fa mi incuriosii per le insalate di pollo, ma visto che cercando in giro ricette in proprosito, comprendevano tutte l'utilizzo di maionese, ingerdiente della quale io devo dire non sono un'amante, alla fine ripiegai su quaesta versione (che poi versione mi sembra un po' esagerato, diciamo che sono più delle linee guida a libera interpretazione) che si ispira vagamente al principio della Ceasar salad.
Per quel che riguarda le quantità di ingerdienti non le ho messe per prima cosa perchè ovviamente ieri quando l'ho preparata non mi sono certo messa a pesare le foglie di lattuga, e poi perchè dipendono da cosa ognuno preferisce più mangiare, da quanta fame ha, da quante persone devono mangiare, dal fatto che sia un piatto unico o un secondo, se non addirittura un contorno, insomma ognuno a proprio gusto personale riuscirà di certo a trovare la sua ricetta ideale.

Ingredienti:
lattuga
rucola
petto di pollo a fette
olive nere
melanzane a filetti sott'olio
mais
una o due fette di pane
salsa allo yogurt per insalate
olio
aglio
peperoncino
sale
pepe
erba cipollina
basilico
origano

Preparazione:
Per prima cosa grigliate le fettine di pollo su una piastra calda cosparsa di sale e pepe tritato.
In una padella fate scaldare un po' di olio con uno spicchio di aglio, e un peperoncino (facoltativo ovviamente) aggiungeteci poi il pane tagliato a cubetti con una spolverata di origano e fateli andare per qualche minuto rigirandoli di tanto in tanto in modo fare i crostini.
In una ciotola mescolate, la lattuga lavata e tagliata con la ricola, le melanzane il mais e le olive (e tutte le cose che ci vedete bene con una bella insalata).
Una volta che il pollo si è raffreddato tagliatelo a striscioline e unitelo all'resto dell'insalata insieme ai crostini, mescolate il tutto, condite con un paio di cucchiai di salsa allo yogurt e siete pronti per andare in tavola.



mercoledì 25 aprile 2012

Girelle mandorla e cioccolato

Queste sono perfette per la colazione o la merenda, o per un bel te con le amiche con annessa una bella sessione di spetteguless.
E devo dire sono anche piuttosto semplici.
Poi ovviamente ci si può sbizzarrire con i ripieni, io a sto gioro ho usato mandorle e cioccolato, ma ci starebbero benissimo marmellata, Nutella (e dove non starebbe bene la Nutella?), frutta, sia fresca che secca, insomma direi che una volta capito il concetto di base ognuno può scegliere quallo che preferisce.

Ingredienti:
- 400 gr di ricotta
- 7 cucchiai di latte
- 7 cucchiai di olio di semi di mais
- 80 gr di zucchero
- 450 gr di farina 00
- bustina di lievito in polvere per dolci
- scorza di limone grattugiata
- un pizzico di sale
- un albume
- 100 gr di mandorle tritate grossolanamente
- 100 gr di cioccolato fondente tritato o in gocce.

Preparazione:
Con un cucchiaio di legno mescolate bene ricotta e latte, poi aggiungete al compostozucchero olio e scorza di limone.
Quando avrete ottenuto una crema omogenea, aggiungete la farina setacciata con il lievito, mescolate a lungo e lavorate bene l'impasto fino ad ottenerne un panetto (sarà piuttosto morbido e un po' appiccicoso).
Avvolgete il panetto nella pellicola e fatelo riposare in frigo per un'ora.
A questo punto dividete il panetto a metà.
Stendete un foglio di carta da forno sulla spianatoia.
Con il mattarello stendete la metà dell'impasto sopra la carta da forno (se vi sembra che l'impasto sia un po' troppo bagnato, aiutatevi mettendo un po' di farina sulla carta).
Spennellate la suprficie della pasta con l'albume e cospargetela con la grnaella di mandorle e cioccolato.
Aiutandovi con la carta da forno arrotolate l'impasto su se stesso, stringendo il più possibile, ma facendo in modo di non far fuoriuscire il ripiendo dai lati.
Tagliate il rotolo in fette e disponetele su una teglia ricoperta di carta da forno.
ripetete l'operazione con il resto della pasta e cuocete in forno caldo a 180° per 30 minuti.

venerdì 20 aprile 2012

New York Cheesecake

Ci sono vari tipi di ceesecake, ogni paese ne ha le sue varianti, possono essere cotti, o a freddo, con base di biscotti, di pan di spagna, o di pasta frolla, esistono persino cheesecake salati, ma questo è il cheesecake per eccellenza, forse il dolce più tipico della tradizione americana.

Ingredienti:
- 250 gr di biscotti secchi
- 150 gr di burro
- 2 cucchiai di zucchero
- 500 gr di formaggio spalmabile (tipo philadelphia)
- 3 uova
- 150 gr di zucchero
- 100 ml di panna fresca
- 250 ml di panna acida
- 65 gr di zucchero
- bacca di vaniglia

Preparazione:
Tritate finemente i biscotti, mescolateli con il burro fuso e lo zucchero e pressateli sul fondo di una tortiera con i bordi alti.
Laciate i frigo a riposare per un'ora.
In una terrina sbattete lo zucchero e le uova sino ad ottenere un composto omogeneo.
Aggiungete il formaggio e lavorate il tutto in una crema liscia e omogenea.
Unire al composto anche la panna fresca, non montata, e mescolate bene.
Versate la crema sulla base di biscotti e livellatela bene, dando qualche colpetto alla tortiera in modo da fr uscire eventuali bolle d'aria.
Infornate a 180° per 25 minuti, abbassate la temperatura del forno a 160° e cuocete ancora per 40 minuti (se vedete che tende a scurire troppo coprite la torta con un foglio di alluminio).
A cottura ultimata spegnete il forno e lasciatela riposare per 30 minuti prima di sfornarla.
Tirate fuori dal  forno e lasciate raffreddare completamente.
Preparate una crema mescolando panna acida, zucchero e i semi di una bacca di vaniglia, mescolatela bene e versatela sulla torta ormai fredda.
Infornate di nuovo a 190° per 10 minuti (sempre tenedo d'occhio ceh non si scurisca troppo).
Una volta cotta sfornatela, lasciatela raffreddare e mettetela in frigo per almeno tre ore prima di sformarla e servirla.
A questo punto potete mangirla liscia, ed è già ottima.



Ma se volete potete anche guarnirla con marlellata, frutta fresca, cioccolato.
Io sulla mia ho messo (ancora una volta) il caramello al burro salato, l'ho fatto sciogliere un pochino a bagnomaria per renderlo più liquido e semplificare la fase di spalmaggio. Buonissima.



martedì 3 aprile 2012

Cupcake


Certo che bisogna riconoscerlo in quanto a dolci gli americani non li batte nessuno, sono tutti goduriosissimi.
Dai chi mai non si è messo a sbavare davanti a queste tortine glasate?!
Mangiare una di queste è come affondare i denti in un panetto di burro, e decisamente  non sono lo spuntino adatto durante la dieta, ma; mamma mia se sono buone.

Ingredienti:
120 gr di farinia
40 gr di zucchero
80 gr di cioccolato
2 cucchiaini di lievito in polvere
100 gr di lamponi
50 ml di latte
50 ml di olio di semi di girasole
1 uovo intero
2 cucchiai di dulce de leche
200 gr di burro
150 gr di zucchero a velo
colorante alimentare

Preparazione:
Prendere farina, zucchero e il cioccolato, che avrete precedentemente tritato (io lo faccio a scaglie col coltello), aggiungete 2 cucchiaini di lievito in polvere e mescolate lentamente.
Quando avrete ottenuto una polvere omogenea, aggiungete all'impasto 100 gr di frutti di bosco (cocco, cioccolato ecc..). Se li trovate freschi, aggiungeteli freschi, altrimenti comprateli surgelati e fateli sgocciolare perbene. Nonostante sia un ingrediente NON secco, i frutti di bosco devono essere quanto più asciutti possibile.
Aggiungete i frutti di bosco agli ingredienti secchi e mescolate.
Passate poi agli ingredienti liquidi: latte, olio di semi di girasole, l’uovo intero e il dulce de leche.
Mescolate il tutto fino ad ottenere una cremina omogenea ed amalgamata.
Nel frattempo, accendete il forno a 180°.
Aggiungete gli ingredienti liquidi a quelli secchi e mescolate lentamente, per qualche minuto.
Dopodiché procedete ad inserire l'impasto negli appositi stampini (quelli dei muffin)
Riempite gli stampini a metà, e mettete in forno per 20 minuti.
Quando saranno cotti, tirate fuori e lasciate raffreddare totalmente.
Nel frattempo, preparate la copertura.
Fate ammorbidire a temperatura ambiente 200 gr di burro e aggiungete ad essi 150 gr di zucchero a velo e, se vollete, il colorante alimentare (li vendono al supermercato). 
Aggiungetene poco per volta fino ad ottenere la tonalità che più vi aggrada (una volta li ho fatto con i lamponi e la copertura era fucsia)
Mescolate burro, zucchero e colorante, fino ad ottenere la copertura.
Prendete il cupcake, e usando una spatola di plastica ricopritelo di crema al burro.
Potete anche decorare la superficie con i lamponi che vi sono avanzati o con delle scaglie di cioccolato.
Teneteli fuori dal frigo (ma mai vicino a fonti di calore)


lunedì 2 aprile 2012

Ritratto di signora: Donne d'altri tempi

Eccoci ancora una volta alla nostra amata rubrica ritratto di signora, nata, come ormai ben sapete, a seguito della "denuncia" di Monica della sua indigniazione per una pubblicità che ha trovato affissa sui muri  della sua città (potete leggere tutto qui ).
Questo mese il ritratto che leggeremo ce lo dipinge Clara di ThePauperFashionist
Potete leggere la nostra rubrica sui blog di:
Monica Book Land
Miki Miki In The Pinkland
Michele Mr.Ink. diario di una dipendenza
Francesa di Franci lettrice sognatrice

"
Quando ho cominciato a pensare a quale personalità descrivere all'interno di questa rubrica mi è subito venuta in mente l'immagine di mia nonna. No, non è una barzelletta e nemmeno un modo di dire!
Come ha detto Miki, l'intento di “Ritratto di Signora” è quello di parlare di “Donne con la “d” maiuscola, che comunichino un messaggio di serietà, di valori veri e di moralità”. Io ho pensato che non è necessario andare troppo distante per trovare questi esempi: alcuni li abbiamo già accanto a noi ogni giorno. Mia nonna non si è mai battuta per le pari opportunità, non ha mai marciato in difesa della libertà di opinione, non ha mai firmato petizioni per i diritti umani. Ma è stata una donna forte e una madre pronta a fare di tutto per i suoi figli, come tante altre madri. Mia nonna è nata nella Sicilia del fascismo, si è sposata in un abito bianco immortalato in una seria foto in bianco e nero, e ha cresciuto i suoi quattro figli. Era una donna caparbia, mia nonna, che non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno. Aveva i valori di una società tradizionalista, rimasta per certi versi ancorata al passato: la religione, la famiglia, il rispetto degli altri, il sacrificio personale in nome di chi si ama. La religione può essere più o meno condivisa, ma in quanti possiamo dire di avere oggi sotto gli occhi esempi di personalità che promuovano gli altri punti? E' forse la televisione a passarci un'immagine di serietà e onestà? Sono forse gli uomini che ammiccano ogni giorno dalle foto sui giornali? E' per questo che ora sto scrivendo di mia nonna, perchè lei, nel suo piccolo, ha fatto tutto ciò che doveva fare, credendo in ideali che ormai, purtroppo, sono spesso poco considerati. Lei e tante altre donne “normali”, per le quali non posso però parlare poichè non le conosco.
 Mi ricordo le sue mani forti e instancabili che impastavano la pasta per la pizza. Tanta di quella farina che avrebbe potuto sfamare l'Africa intera, teglie e teglie imburrate per riempire la pancia di tutti i parenti. Si alzava alle cinque di mattina e incominciava a lavorare per i suoi nipoti, che tanto amavano tutto ciò che le sue mani di cuoca in borghese creavano. Quando andavo in cucina alle dieci, già stremata dal caldo di agosto e stanca come solo noi giovani di oggi possiamo essere appena svegli, la trovavo più pimpante di me, pronta a baciarmi, a parlarmi in dialetto, a ridere con complicità. Aveva una risata bellissima, profonda e calda, che si estendeva ai suoi occhi neri e faceva venire voglia di sorridere; non come quelle fredde risate di cortesia che troppo spesso esibiamo. Quando si arrabbiava, invece, diventava una piccola furia con la voce grossa. Ma durava poco: non era capace di tenere o farsi tenere “il muso”. La domenica si metteva un vestito a fiori, un po' si rossetto, prendeva la sua borsetta e andava a Messa. Era bella, non aveva bisogno di trucco: la pelle ancora giovane e scura, i capelli neri, il sorriso aperto e sincero. Non aveva paura di faticare: in autunno andava a bacchiare le olive, le portava al frantoio, il resto dell'anno lavorava nel suo negozio di Articoli da Regalo. Non si tirava mai indietro davanti alla fatica, perchè sapeva che quello che faceva rendeva felici le persone intorno a lei e contribuiva a costruire il loro futuro. La sera, quando tornavo dal mare, avrei potuto chiederle di cucinarmi un tacchino arrosto che lei senza battere ciglio si sarebbe alzata, sarebbe andata dal macellaio e avrebbe poi cominciato a prepararlo. Per me, per vedere un sorriso sul volto di una ragazzina di tredici anni. Dava senza chiedere nulla in cambio, per amore. In teoria dovremmo farlo tutti, in pratica non è così. Ma se ognuno di noi condividesse un po' della premura, dello spirito di sacrificio, della gioia di vivere che mia nonna aveva, allora potremmo definire la nostra società “civile”. E io non sarei qui a scrivere questo post."

Come sempre se avete proposte, domande o dubbi potete scrivere a Monica moki418@hotmail.it
e Miki imaginary82@hotmail.it.

Grazia ancora a Clara per le sue meravigliose parole e vi aspettiamo il prossimo mese con un nuovo ritratto.