giovedì 23 aprile 2015

Rotolo Kinder Bueno

Ho trovato varie ricette di torte Kinder Bueno, ma nessuna mi dava veramente l'idea di poter riproporre il sapore di uno dei miei snack preferiti da sempre.
Però leggendone un po' sono riuscita a metterne insieme una che mi pare si avvicini sufficientemente.
O quantomeno abbastanza golosa da farmi decidere di metterla in atto.

Ingredienti:
- per il rotolo:
5 uova
80 g di farina 00
30 g di cacao amaro
110 g di zucchero semolato
1 cucchiaino di estratto di vaniglia o aroma a piacere
un pizzico di sale
un cucchiaino raso di lievito per dolci
- per la farcia:
nutkao qb
3/4 barrette Kinder Bueno
100 gr di panna

Preparazione:
Prendete le uova a temperatura ambiente e separatele.
Montate a lungo i tuorli con lo zucchero fino ad avre un composto chiaro e spumoso (ci vorranno circa una decina di minuti).
Montate a neve non eccessivamente ferma gli albumi con un pizzico di sale e uniteli al composto di tuorli e zucchero facendo attenzione a non smontarlo.
Aggiungete a pioggia la farina setacciata con il cacao e il lievito poco alla volta e mescolate delicatamente.
Coprite una placca da forno con carta da forno bagnata, versatevi il composto e livellatelo uniformemente.
Cuocete in forno caldo a 180° per 10 minuti, non più tempo altrimenti la base indurirà e sarà difficoltoso arrotolarla.
Sfornate e ricoprite la superficie con un altro foglio di carta da forno bagnato.
Capovolgete la base ed eliminate la carta calda.
Delicatamente, aiutandovi con la carta da forno, formate un rotolo, avvolgetelo in un canovaccio umido e lasciate raffreddare.
Una volta freddo aprite il rotolo eliminando la carta da forno.
A piacere potete baganre la base con un po' di latte oppure del Baylis.
Spalmate sulla base la crema Nutako bianca e nera fatta ammorbidire a bagnomaria.
Coprite la crema con uno strato di panna montata.
Sbriciolate le barrette di Kinder Bueno e spargetele sopra la panna.
Arrotolate di nuovo il rotolo ben stretto senza romperlo, e avvolgete il rotolo nella pellicola.
Lasciate riposare in frigo per alcune ore prima di tagliarlo.




lunedì 20 aprile 2015

Zucchine Ripiene

Quando mamma va a fare la spesa ci sonop quei tre/quattro prodotti che (indipendentemente dal fatto che in casa ne abbiamo scorte per un esercito) lei compra. Sempre.
Per quanto riguarda il frigorifero uova e zucchine.
Ultimamente è tornata a casa con una variazione sul tema: zucchine tonde.
Così ho pensato di fare le zucchine ripiene.

Ingredienti:
5 zucchine tonde
300 gr di salsiccia
1 cipolla
2 uova
100 gr di formaggio (io ho usato la fontina, ma potete mettere quello che preferite a seconda dei vostri gusti)
4 o 5 cucchiai di pangrattato
olio extravergine d'oliva

Procedimento:
Mettete una pentola d'acqua salata a bollire.
Lavate le zucchine, tagliatene la testa e scavatene l'interno.
Quando l'acqua bolle fatele cuocere per una decina di minuti circa e poi scolatele.
Nel frattempo preparate il ripieno.
Tritate la cipolla e fatela soffriggere con un filo d'olio, aggiungete poi la salsiccia privata della pelle, e fatela rosolare mescolando in modo da sbriciolarla. In ultimo unite la polpa che avete tolto dalle zucchine (io prima l'ho passata nel tritatutto per rendere il ripieno più cremoso).
Fate asciugare un po' il ripeno e poi lasciatelo raffreddare.
Sbattete due uova e unitele al ripieno insieme al pangrattato e mescolate bene.
Riempite bene le zucchine, spolverate la superficie con del pangrattato e infornate a 180° per 20 minuti, e poi passatele sotto il grill per altri 10 minuti.





giovedì 16 aprile 2015

Brownie con Caramello al Burro Salato

Tempo fa avevo trovato una ricetta per brownie che era però complicatissima, un milione di passaggi, due cotture differenti, una glassa al cioccolato che andava raffreddata in due tempi, insomma in lavoraccio.
Ovviamente mi ci sono cimentata, ricetta riuscita e anche molto buona, ma già la torta risultava molto pesante, con l'aggiunta di quella glassa poi, dopo due morsi non si riusciva più a continuare.
Mi sono sempre ripromessa di cercare la ricetta originale (più o meno, ho il sospetto che come molte delle torte tradizionali, anche per questa ricetta in ogni casa ve ne sia una differente versione), ma poi ho sempre rimandato.
Alla fine ho provato la ricetta più comune, con le noci..
La cioccolosità di questo dolce è qualcosa di illigale.
Poi ho deciso che volevo provare anche delle varianti, qui ho aggiunto del caramello al burro salato.
Mi è stato detto che questa è una delle mie migliori creazioni: la pastosità cioccolatosa del dolce che ti si impasta in tutta la bocca, il sapore amarognolo e leggermente salato del caramello che contrasta con il dolce sono una cosa quasi impossibile da descrivere.

Ingredienti:
175 gr di burro
2 cucchiai di cacao amaro
200 gr di cioccolato
100 gr di farina
1 cucchiaino di lievito
2 uova
200 gr di zucchero
sale
200 gr circa di caramello al burro salato

Preprarazione:
Fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato spezzettato con il burro a pezzi e il cacao, mescolando in modo che tutti gli ingredienti si amalghimino bene.
Montate le uova con lo zucchero e un pizzico di sale.
Unite il cioccolato e infine la farnina setacciata con il ilevito.
Versate il tutto in una tortiera coperta di carta da forno.
Versate il caramello poco alla volta sull'impasto mescolando leggermente (come quando si fa una torta variegata).
Infornate a 180°per 30 minuti.
Sfornate fate raffreddare la torta.
Tagliate a quadrotti e servite.



martedì 7 aprile 2015

Ritratto di Signora: Testimoni di Giustizia

Bentornati con il nostro appuntamento.
Eccoci qui con un giorno di ritardo dopo una Pasqua grigia e piovosa ed una Pasquetta molto più luminosa, ma ancora deciamente fredda.

L'idea per questo ritratto mi è venuta addosso d'un colpo.
Leggevo un'articolo sui testimoni di giustizia e mi sono ricordata di un servizio al TG di tempo fa dove si parlava di una ragazza, che per amore si trasferì in Sicilia, per poi scoprire che in realtà il fidanzato faceva parte di una famiglia mafiosa.
Inutile dirlo, ma a storia non finì bene.
Non ricordo i particolari, non ricordo nemmeno il nome della ragazza, mi spiace, ricordo particolari meno importanti, ma il suo nome proprio non mi torna in mente, spesso sono distratta da futilità e perdo poi quello che è il cuore delle storie.
Ma alla fine devo aver interiorizzato quella storia più di quando noncredessi, se quando mi sonono chiesta di chi parlare per il mio post, il pensiero è andato lì.
Ma non era l'unica, la nostra storia più recente purtroppo è piena di episodi simili.
Lea Garofalo, dopo aver tetimoniato contro l'ex compagno e la sua famiglia, viene inserita nel programma di protezione testimoni nel 2002, ma in seguito ne viene estromessa perchè il suo il suo apporto fu giudicato "non significativo". Nel dicembre del 2007 - dopo una pronuncia del Consiglio di Stato- venne riammessa al programma, ma nell'aprile del 2009, pochi mesi prima della sua scomparsa, decise all'improvviso di rinunciare volontariamente a ogni tutela e di tornare a Petilia Policastro, per poi trasferirsi a Campobasso in una casa che le trova proprio l'ex compagno Carlo Cosco. In seguito con un sotterfugio l'ex marito cerca di farla rapire da un suo complice. La donna riesce a sfuggire all'agguato grazie al tempestivo intervento della figlia Denise e informa i carabinieri dell'accaduto ipotizzando il coinvolgimento dell'ex compagno. Lea Garofalo conosceva, infatti, molti segreti della faida fra le famiglie Garofalo e Mirabelli di Petilia Policastro.
Alla fine nel novembre dello tesso anno Lea venne rapita torturata e infine uccisa e il suo corpo nascoto in un terreno nella frazione di San Fruttuoso (Monza).
Lo scorso Dicembre la cassazione ha confermato 4 ergastoli e una pena di 25 anni ai cinque uomini colpevoli della sua morte.
 
Maria Concetta Cacciola proviene da una famiglia imparentata con la cosca dei Bellocco, a sedici anni si sposa e ancora giovanissima ha tre figli.
Quando però il peso di quella vita, nella quale non si riconosce diventa troppo da sopportare, comincia a fare rivelazioni che la portano presto ad allontanarsi dalla sua famiglia per entrare in un programma di protezione.
E da quel mometo è come se rinacesse, allontandosi dalla mentalità ristretta dove era sempre vissuta comincia a fare cose che per noi sono normali, esce, conosce persone e abitudini differenti, si innamora persino, ma la famiglia fa pressioni perchè torni indietro cercando di minare la sua fiducia nella magistratura e facendo leva sulla nostalgia di casa.
Alla fine Maria Concetta capisce di essere in trappola e nell’agosto 2011, dopo essere stata dal parrucchiere, scende in cantina e si uccide bevendo acido muriatico. Ma in pochi, tranne la madre, il padre e il fratello che fanno ricadere la colpa sulla magistratura pressante, credono senza riserve a una sequenza in cui una donna prima si fa bella per poi porre fine alla propria vita.
Dopo lunghe indagini il quadro che emerge è ben diverso dal suicidio.
Per impedire la collaborazione con la giustizia di Maria Concetta Cacciola si era mossa una squadra criminale. Uomini al servizio dei clan della 'ndrangheta che avevano l'obiettivo di impedire che la donna continuasse a parlare ai magistrati svelando i segreti dei boss.
La paura principale dei capimafia era soprattutto la possibilità che altre donne, segregate e costrette a vivere in famiglie mafiose, avrebbero potuto seguire la strada tracciata da Maria Concetta Cacciola.
Così i carabinieri hanno arrestato cinque persone, il padre, la madre e il fratello della vittima, e poi due avvocati penalisti molto noti nella piana di Gioia Tauro.
Per i familiari l'accusa è di concorso in violenza privata, concorso in violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, concorso in favoreggiamento personale, tutti aggravati dall’aver favorito la 'ndrangheta. Per gli avvocati le accuse sono pesanti: avrebbero indotto la donna a ritrattare le dichiarazioni che aveva fatto ai magistrati. 
 
Giuseppina Pesce nel 2011 aveva deciso di ribellarsi alle regole mafiose della famiglia e comincia a collaborare con la magistratura.
Una donna di ‘ndrangheta che si pente è una macchia che soltanto un familiare può “lavare”, con il sangue naturalmente. La protezione dello Stato le ha salvato la vita per due volte e le ha aperto le porte di una normale quotidianità.
Nell'Aprile del 2011 interrompe però la collaborazione e sembra rientrare nelle grazie della famiglia. Ma solo apparentemente, in realtà questo cambio di rotta fu causato da pressioni, ricatti, offerte di danaro e soprattutto dalle violenze sui tre figli minori.
Poi il colpo di scena e la verità sul dietrofront: una prigionia per i piccoli. Niente colloqui con la mamma nella località segreta, niente vestiario, cibo col contagocce. Pressioni psicologiche per inculcare nella testa dei piccoli che quella condizione di sofferenza era causata da una mamma indegna e cattiva. Per la privazione di cibo la piccola di 5 anni aveva persino subito un progressivo deperimento fisico e un calo del ferro nel sangue tale da provocarle forti crampi alle gambe e insonnia. Squallidi i metodi utilizzati anche nei confronti del maschietto di 9 anni. Oltre a subire percosse dal nonno, Gaetano Palaia, anche con l’uso di una cintura, un giorno il bambino era stato accompagnato dallo zio Gianluca Palaia, all’interno di una sala giochi di Rosarno, e davanti a costui, senza che lui intervenisse, era stato sottoposto a percosse da 3-4 ragazzi più grandi. La ragazza più grande, infine, era stata costretta a scrivere sotto dettatura una missiva alla madre, mentre si trovava in una località protetta della provincia di Roma, per stigmatizzare il suo comportamento e la ripresa della collaborazione con la giustizia.
Giuseppina ritorna a pentirsi nell’agosto dello stesso anno. E scatena un terremoto giudiziario.
Lo scorso Ottobre si sono conclusi i processi con la conferma delle condanne: il marito Rocco Palaia, il suocero Gaetano Palaia, la cognata Angela Palaia e il marito di quest’ultima Angelo Ietto, i cognati Gianluca e Giovanni Palaia, la madre Angela Ferraro e la sorella Marina Pesce. Tutti finiti in carcere il 4 ottobre del 2011 per associazione mafiosa, anche grazie alle rivelazioni di Giuseppina. Adesso il suo calvario verso una nuova vita ha segnato un primo punto fermo.
Leggere loro storie mi fa pensare ad un'Italia lontana, ad modo di vivere vecchio che sembrerebbe superato, ma qui si parla di avvenimenti recenti e che continuano a ripetersi.
Moltissime altre sono le storie di donne coraggiose che hanno dovuto affrontare prove difficili come queste.
Moltissime quelle che sono morte per poter cambiare le loro vite e quelle dei loro figli.
Fa riflettere la quantità di coraggio necessaria per fare scelte del genere quando a volte sembra impossibile fare anche solo un piccolo cambiamento nella nostra vita.

Come sempère potete leggere i nostri ritratti anche nei blog di:
Daniela  Un libro per amico

Grazie Fede, Monica, Miki, Francesca, Daniela

lunedì 23 marzo 2015

Torta Cioccolato e Arancia

Sto facendo una raccolta in edicola, Dolci e Magia, ogni settimana esce un fascicolo con ricette, istruzioni di cake design e un accessorio. Il tutto dedicato alla Disney, non potevo farmelo scappare (mi sà che avevo già detto di questa raccolta?!).
Ormai siamo al numero 60 e passa, se devo essere sincera le ricette in se non erano il mio principale obiettivo, anzi alla lunga sono diventate ripetitive. Quello che mi interessava veramente erano le istruzioni per le decorazioni e i vari accessori a tema. Per me che sono una disenyana fino al midollo è stato un richiamo irresistibile.
Comunque qualche ricetta carina e che non avevo ancora provato c'è. E' da uno di quei fascicoli che ho preso questa ricetta (in questo caso però nessuna Disney decorazione)

Ingredienti:
225 gr di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiai di cacao
275 gr di cioccolato fondente
1 arancia
125 gr di burro morbido
175 gr di zucchero
2 uova
150 ml di panna acida
375 ml di panna da montare
5 gr di zucchero a velo

Preparazione:
Scaldate il forno a 190°
Setacciate insieme la farina con il lievito, il cacao e il bicarbonato.
Fate fondere a bagnomaria 50 gr di cioccolato con il succo dell'arancia.
Lavorate il burro, lo zucchero, e la scorza d'arancia fino a formare un composto morbido e spumoso.
Aggingete le uova uno alla volta aggiungendo anche un cucchiaio del mix di farina per evitare che il composto si impazzisca.
Unite metà del cioccolato fuso, metà della farina e metà della panna acida, una volta amalgamato il tutto unite l'altra metà degli ingredienti.
Versate nella teglia e cuocete per 40/45 minuti.
Una volta cotta la torta sformatela e lasciatela raffreddare su una gratella.
Taglate la torta orizzontalmente e farcitela con 150 ml di panna montata (se volete potete inumidire la torta con del succo di arancia oppure, come ho fatto io, con uno sciroppo composto in parti uguali da zucchero, acqua e Cointreau).
Mescolate in una casseruola lo zucchero a velo con la panna rimasta e portate lentamente a bollore. Togliete dal fuoco e unite il cioccolato rimasto mescolando fino a quando sarà completamente sciolto.
Trasferite la glassa in una terrina e lasciatela raffreddare mescolando di tanto in tanto.
Spalmate sullasuperficie della torta e conservare in frigo fino al moneto di servire.





domenica 8 marzo 2015

Ritratto di Signora: Special Edition 8 Marzo

Ormai Ritratto di signora ci accompagna da un po' e ogni anno, per l'otto Marzo abbiamo la nostra Edizione speciale.
Per celebrare le donne nelle loro molteplici forme e qualità quest'anno abbiamo scelto di raccontarle (e raccontarci) attraverso citazioni tutte al femminile tratte dai libri.

"...Nell'intera cerchia delle mie conoscenze non saprei trovarne più di una mezza dozzina che siano veramente colte."
"Nemmeno io", confermò Miss Bingley.
"E' segno che vi fate un'idea molto alta di come dovrebbe essere una donna" disse Eizabeth.
"Oh certo!", esclamò la sia vivace interlocutrice, "nessuna donna può essere considerata veramente colta se non sorpassa di gran lunga la misura comune. Una donna deve possedere una conoscenza profonda della musica, del canto, del disegno e della danza, conoscere le lingue moderne e, oltre a questo, deve avere  un certo non so che nel suo aspetto e nel suo modo di muoversi, nella sua voce e nella sua maniera di parlare, altrimenti la parola non sarà meritata che a metà." 
"Non solo", continuò Darcy, "ma deve aggiungere a tutto questo qualcosa di più sostanziale, allargando la mente con vaste letture."
"Non c'è da meravigliarsi se conoscete soltanto sei donne di questo genere; è già strano che ne conosciate una."
"Siete così severa con il vostro sesso?".

"Io non ho mai incontrato una donna simile...."
Jane Austen-Orgoglio e Pregiudizio


Orgoglio e Pregiudizio è uno dei miei libri preferiti, è stato facile sceglierlo.
Questa conversazione porta alla luce due diversi modi di vedere le donne, all'apparenza sembra essere Lizzie quella che le denigra, in realtà le qualità elencate da Miss Bingley portano con sè solo l'apparenza della perfezione.
Ma tutta la smania di apparire perfetta e di conformarsi ad un modello non fa raggiungere a Miss Bingley il suo scopo.
La perfezione non esiste, e ogni pretesa di averla raggiunta sarebbe solo un artificio per ingannare noi stessi e gli altri.
E non possiamo (per fortuna aggiungerei io) essere tutte uguali.
In fondo sono le nostre differenze e le piccole sbavature che ci rendono perfette proprio come siamo


Andate sui blog di Ritratto di Signora per leggere tutte le nostre citazioni:
Daniela  Un libro per amico

Grazie Fede, Monica, Miki, Francesca, Daniela

lunedì 2 marzo 2015

Ritratto di Signora: Lizzie Velasquez

Marzo è iniziato ieri, e come sempre siamo noi qui puntuali con il nostro Ritratto di Signora

Ho conosciuto Lizzie Velasquez per caso, su Instagram. Ovviamente sono rimasta colpita dal suo aspetto, ma, scorrendo le foto, è il suo sorriso ciò che mi ha conquistata e mi ha spinta a conoscere la sua storia.
Se vi dicessero che esiste una condizione che impedisce l'accumulo di grasso corporeo e che vi consente di mangiare tutto ciò che volete, quali sarebbero le vostre reazioni? Sarebbe
bello, eh?!
Adesso, provate a digitare su Google "
la bambina più brutta del mondo". Fatto?

Credo che la vostra reazione sia stata un po' diversa...
Avrei voluto parlare di lei già nel mio ultimo ritratto,

ma poi un episodio contingente ha indirizzato la mia attenzione da tutt'altra parte. Non potete immaginare con quanta impazienza io abbia atteso di nuovo il mio turno.
Adesso ci siamo, finalmente. Mettetevi comodi, sto per raccontarvi la storia di Lizzie.
Elizabeth Ann nasce ad Austin, in Texas, primogenita di Rita e Guadalupe. E' prematura di quattro settimane ed il suo peso alla nascita è di 1,219 chili. I medici dicono che le probabilità che sopravviva sono basse e comunque la sua prospettiva di vita non è delle migliori: non sarà in grado di parlare, camminare, non sarà in grado di essere autonoma. Nessuna speranza, insomma, per i neogenitori, che stringono quel fagottino fragile tra le braccia e decidono di portare a casa la loro bambina, di amarla e di cercare di renderle la vita, anche fosse stata brevissima, un viaggio meraviglioso.
Non solo Lizzie è sopravvissuta, ha ventisei anni adesso, ma è lei che ci racconta la sua storia.
n tutto il mondo, solo altre due persone hanno la sindrome di Lizzie. Non ci sono studi, non ci sono certezze, non ci sono terapie. La famiglia, i medici, lei stessa affrontano i problemi un passo alla volta, man mano che essi si presentano. Problemi che possono andare da una semplice frattura, al restringimento dell'esofago, come l'ultima volta che è stata ricoverata.
Costretta ad introdurre oltre 5000 calorie al giorno, molte delle quali derivano da snack ipercalorici, Lizzie ha una percentuale di grasso corporeo pari a zero. Ha cominciato a perdere la vista a quattro anni e adesso è completamente cieca da un occhio. Ha un sistema immunitario molto debole e la sua condizione presenta caratteristiche simili alla progeria. I suoi organi, i suoi denti, le suo ossa sono perfettamente sani. Ed ha capelli splendidi.
Ascoltando la sua storia, la storia che racconta con la forza delle parole e delle immagini, sono rimasta colpita dal suo grande ottimismo. E' stato triste riconoscere in lei la bambina presa in giro su vari social. Io stessa, in passato, avevo stupidamente pensato ad una sorta di manipolazione fotografica, senza fermarmi a pensare che dietro quel viso c'è la storia, difficile, di una persona. Di una Donna.

"
Non ho mai pensato di essere diversa. Non prima di iniziare la scuola"

Io non ho pianto il primo giorno di scuola. Mai. Ero così euforica per il grembiulino nuovo, per lo zainetto rosa, impaziente di mostrare che sapessi già leggere e scrivere e perfino l'alfabeto in francese. Ricordo che quell'euforia è durata per tanto tempo. La mattina mi alzavo e non vedevo l'ora di andarci.
Chissà se Lizzie ha provato il mio stesso entusiasmo, con quello zainetto fin troppo grande sulle spalle, che la faceva assomigliare ad una tartaruga. Di una cosa sono sicura: se lo ha provato, è durato poco.
Isolata, maltrattata, offesa, evitata... La scuola si è trasformata presto in un incubo e l'unico pensiero di Lizzie era: "
cosa gli ho fatto? Perché sono così cattivi con me?"
"
Non lasciare che sia la tua malattia a definire chi sei" è la risposta dei suoi genitori. Il miglior team di supporto che Lizzie potesse desiderare.
Ed è tornata in quella classe, ha affrontato l'ignoranza, la cattiveria, la maleducazione.
Il bullismo.
E' stato facile? Non credo proprio. Ogno giorno una lotta, ogni giorno questa piccola ragazzina cercava di non soccombere, con tenacia, sperando di risvegliarsi ed essere diversa, essere come tutti gli altri. Normale.
Fino a quel giorno, durante il Liceo, in cui Lizzie si imbatte in un video, su YouTube, il cui titolo è "The world's ugliest woman". Sì, il video parlava di lei ed i commenti più gentili erano quelli che la definivamo mostruosa, che si chiedevano perché i suoi genitori non avessero abortito. E poi c'era chi suggeriva di puntarsi una pistola alla tempia ed uccidersi.
Un pensiero che è passato nella sua mente, ma che, per fortuna, non ha ascoltato. Lizzie ha deciso di combattere diversamente. Ha deciso di raccontare la sua storia ed è diventata una
motivational speaker.

"
Ognuno di noi ha il comando della propria vita e solo noi possiamo decidere quale strada intraprendere. Decidere cosa ci definisca. Non è facile, può essere snervante, irritante, deprimente, ma solo così troveremo un equilibrio. Solo così potremo dire di vivere davvero."
Quello che era sempre stato un incubo, presto diventa una benedizione. Grazie alla sua malattia, Lizzie ha intrapreso una veria e propria missione, per essere d'aiuto alle persone, motivarle, ed una vera e propria lotta contro il bullismo ed i pregiudizi della gente.
Guardando i suoi vlog su YouTube non si può non rimanere affascinati da tanto entusiasmo, intraprendenza ed intelligenza. Leggendo i suoi libri, si può comprendere quale tormento abbia subito e come è stata in grado di trarne un insegnamento e la forza per andare avanti. Forza che ha incanalato in quello che sembrava un progetto ambizioso e che proprio in questi giorni ha dato un risultato importantissimo.
"A Brave Heart" è un film documentario che racconta la storia di lizzie Velasquez, da vittima ad attivista contro il bullismo.

E' difficile concludere un articolo del genere, ci sono così tante cose da dire e così tanti modi per dirle. Eppure le parole non credo siano necessarie.
La storia di Lizzie mi ha toccata nel profondo, mi ha riportato alla mente alcuni brutti episodi della mia fanciullezza e della mia adolescenza, incomparabili, certo, ma comunque tristi e dolorosi. Mi ha portata a riflettere su quanto sia facile abbandonarsi a certi giudizi, soccombere alla cattiveria, rimanere lì, per terra, perché la paura di rialzarsi e cadere di nuovo è troppo grande. Ma quando lo si fa, quando ci si rialza, quando ci si rimette in piedi, su gambe traballanti, contando solo sulle proprie forze, quella è la più grande vittoria.
BULLYNG STORIES ARE FAMOUS FOR HAVING VICTIMS, NOT HEROES.
Miki.

Non c'è molto da aggiungere alle conclusioni di Miki. Trovare nella prorpria malattia, in quello he ti abbatte, la forza e il coraggio di rialzarsi, riuscire anche ad essere un'esempio e un auito per gli altri. Come non ammirare una ragazza che è riuscita a fare tutto questo?

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