mercoledì 4 febbraio 2015

Torta allo Yogurt

Quando sento parlare di Torta allo Yogurt la prima immagine che mi viene in mente è qualla con la base di biscotti ricoperta di crema, per questo quando ho visto questa ricetta sono subito stata incuriosita e ho voluto provarla quanto prima.
Altra particolarità di questa torta è la presenza dell'olio al posto del burro.
Di solito quando preparo dolci con olio ne utilizzo uno dal sapore neutro come di girasole o arachidi, ma qui la ricetta diceva di usare olio extravergine d'oliva, decisamente più profumato e saporito.
Risultato: una torta così soffice che non riesco nemmeno a descriverla.

Ingredienti:
180 gr di farina 00
1 bustina di lievito
170 gr di yogurt
160 gr di zucchero
40 ml di olio extravergine d'oliva
3 uova
scorza di limone grattuggiata.

Preparzione:
Separate i tuorli dagli albumi e montate i tuorli con metà dello zucchero e un pizzico di sale.
Aggiungete poi la scorza di limone grattuggiata, lo yogurt a temperatura ambiente (io ne ho usato uno al gusto mela-cannella che ha dato un profumo e  un sapore molto leggero ma buonissimo alla torta finita) e l'olio.
Da ultimo unite la farina setacciata con il il lievito.
Montate gli albumi a neve con il restante zucchero e incorporateli con il resto dell'impasto delicatamente.
Versate l'impasto in una teglia imburrata e infarinata e cuocete in forno a 180° per 30/40 minuti.
sfornate la torta e lasciatela raffreddare prima di servirla.




lunedì 2 febbraio 2015

Ritratto di Signora: Il coraggio di dire NO

Buon lunedì.
Sì ci sono ancora, devo organizzarmi e cercare di riprendere in mano un po' le redini del blog.
Che sia la volta buona?!
ora bando alle ciance e passiamo subito al posti di Monica.


Il nuovo volto del terrore è alto poco più di un metro e ha grandi occhi scuri.
Ho attirato la vostra attenzione?
Ho deciso di iniziare così questo post perché non c’è un altro modo per commentare quello che sta accadendo nel mondo.

Il mese scorso, mentre tutti noi eravamo attaccati alla televisione, scossi e impauriti da quello che stava succedendo a Parigi, è passato quasi in silenzio il massacro messo in atto da Boko Haram in Nigeria.

Di questo gruppo avevamo già parlato nell’articolo scritto da Federica (http://monica-booksland.blogspot.it/2014/07/ritratto-di-signora.html) . Ci eravamo unite a chi chiedeva a gran voce di liberare le studentesse rapite, attraverso lo slogan #BringBackOurGirls. 



Di quelle studentesse, poco si è saputo in questi mesi. Potrebbero essere ancora nelle mani dei propri rapitori, oppure essere state rivendute come schiave ad altri gruppi di fondamentalisti.

Non avete anche voi l’impressione che più il paese è povero, più l’indifferenza sia grande? Poco importa di quello che succede “laggiù” tanto è lontano dalla nostra vita quotidiana.

Subito dopo la strage al giornale satirico Charlie Hebdo, subito dopo i fatti di Parigi, subito dopo il clamore, l’indignazione tutto è tornato a spegnersi.

E dire che proprio in quei giorni gli attivisti di Boko Haram hanno trucidato circa duemila persone nella città di Baqa, e non contenti hanno utilizzato delle bambine di solo dieci anni come Kamikaze, per farle esplodere nei mercati affollati di gente.

Nessuno fa caso ai bambini giusto? Sono piccoli, sono indifesi, possono passare inosservati tra la gente, perché un bambino è il simbolo della purezza, della gioia, dell’innocenza.

Quanto bisogna essere “UOMINI” per mandare un bambino al macello? E soprattutto perché nessuno ne parla? Prima di scrivere questo post ho rimuginato tanto! Volevo dare un certo taglio all’articolo, ma appena ho iniziato a scrivere ho capito che non sarei mai riuscita a trasmettere su carta quello che volevo realmente dire. Davanti a tanto orrore, vengono a mancare persino le parole.

Potrei stare qui per ore ad urlare la mia indignazione, ma preferisco parlarvi di chi si è ribellato, con forza e coraggio, a tali atrocità. Preferisco raccontarvi le storie di Sarah, una studentessa che è riuscita a fuggire, o quella di Zahràu una bambina di soli 13 anni il cui destino era quello di farsi esplodere in un mercato.

Sarah ha diciannove anni ed è una delle cinquantatre studentesse che sono riuscite a fuggire a Boko Haram. Subito dopo essere stata rapita dal gruppo di guerriglieri, durante una sosta ha avuto il coraggio di nascondersi tra i cespugli insieme ad altre studentesse. In questo modo sono riuscite a sfuggire ai loro carcerieri, e nonostante la paura di tornare a scuola le sue parole oggi sono le seguenti:

Sono davvero spaventata all’idea di tornare là (a scuola). Ma non ho scelta, devo completare il mio esame finale lasciato a metà”.

Il destino di Zahràu è ancora più triste e infimo. E’ stata la sua stessa famiglia a lasciarla nelle mani dei guerriglieri, la bambina (che dovrebbe avere circa 13 anni) poteva essere utile per addentrarsi in un mercato pieno di persone e farsi saltare in aria.

Zahràu non era sola quel giorno, accanto a lei c’era un’altra bambina. Me le immagino, spaventate, non consapevoli di quello che stavano andando a fare, minacciate e indottrinate da uomini adulti, che non guardano in faccia a nulla e a nessuno per raggiungere i loro scopi.

Appena entrate al mercato la bambina vicina a Zahràu ha azionato la sua cintura esplosiva, e la piccola è stata investita dalla stessa detonazione. A quel punto avrebbe dovuto fare altrettanto, ma Zahràu è solo una bambina, spaventata si è rialzata, ed è fuggita nell’ospedale più vicino per farsi curare.

Sarah e Zahràu sono solo due tra le centinaia di bambine e ragazze che devono subire questo tutti i giorni. La domanda nasce spontanea nella mia testa, come si ferma tutto ciò? Purtroppo non ho la risposta, mi piacerebbe tanto averne una.
Sicuramente non è con l’indifferenza, non è ignorando quello che accade ogni giorno nel mondo, non è pensando che tutte le persone che professano la fede islamica siano come i guerriglieri di Boko Haram.

C’è una bella differenza tra seguire la propria religione ed essere dei fanatici.

Sarah e Zahràu sono vive. Potranno continuare i loro studi, hanno avuto la forza di ribellarsi ad un destino avverso e di dire no.

No alla violenza, no al fanatismo, no alla morte.

Spesso penso alle parole di Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace:

Un bambino, un insegnante, un libro e una biro possono cambiare il mondo”.



E’ notizia di questi giorni che  L'ONU ha finalmente rilasciato una dichiarazione ufficiale che assegna alla Nigeria e alle nazioni vicine primaria responsabilità nel proteggere i civili e nel far rispettare i diritti umani, e richiama la necessità di una operazione militare locale efficace con maggiore sostegno. Una piccola goccia può cambiare le cose, se volete potete mantenere viva l’attenzione su questo argomento firmando la seguente petizione https://secure.avaaz.org/it/stop_boko_haram_terror_global/?sZDpkdb

Facciamo sì che Sarah e Zahràu non rimangano casi isolati, non ignoriamo le loro sorti solo perché vivono in un continente diverso e lontano. Non ci tocca da vicino oggi, ma potremmo essere al loro posto un giorno.




http://www.ilquotidianoitaliano.it/esteri/2015/01/news/nigeria-strage-baka-boko-haram-massacra-2000-177948.html/


Da quando lo scorso Aprile funrono rapite quelle studentesse sono rimasta col fiato sospeso e la speranza che qualcosa si sarebbe mosso, a volte sembrava ci fossero delle novità, delle possibilità e poi più nulla.
E non sono solo loro. Quante vittime di queste persone (queste o altre, che sia l'estremismo islamico, o qualunque tipo di estremismo, non fa differenza, continuerò a ripetere che qui non si tratta di una questione religiosa fino a quando non rimarò senza voce) passano sotto silenzio e indifferenza.
La distanza spesso ci "aiuta" in questo, laggiù è un posto lontano e astratto, forse noi possiamo fare poco, ma parlarne e non diminticarsi è doveroso.

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martedì 6 gennaio 2015

Ritratto di Signora: Roberta Benetti

Scusatemi.
Inizierò così questo post.
Lunedì era ieri e nonostante avessi avutto tutto il tempo di organizzarmi sono riuscita ad arrivare in ritardo, una brutta abitudine fastidiosa presa negli ultimi tempi che mi devo assolutamente impegnare a correggere.
Soprattutto devo chiedere scusa alle altre ragazze per non aver tenuto conto degli ovvi problemi che le festività mi causano sempre al lavoro, e da ultimo, ma sarebbe in realtà la pima, devo chiedere scusa a Francesca per la poca considerazione che ho avuto del suo di lavoro.
Ma ora passiamo al vero post, a quello che, come dicevo, Francesca ha scritto per noi.

Questo mese vi voglio parlare di una ricercatrice dell'Università di Udine che ha fatto una scoperta importantissima, che spero possa essere applicata molto presto.
Sto parlando di Roberta Benetti.
Quando ho letto la notizia tempo fa ho deciso che sarebbe stata lei la protagonista di Ritratto di signora, perché la ricerca su cui sta lavorando mi tocca personalmente.
Ho perso anni fa a causa di un tumore mio zio, poi è stata la volta di mio nonno, di mio padre e più recentemente il mostro si è preso anche l'altro mio nonno.
Non è facile per me parlarne, essendo molto riservata, ma anche perché riapre uno squarcio nel cuore che è tenuto chiuso con un cerotto malandato che si stacca facilmente e infatti non posso negarvi che in questo momento i rubinetti delle lacrime si sono aperti, però aprire una finestra sul mio mondo mi serve per farvi capire quanto questa ricerca sia importante per me e per tutti.
Sapere che una persona a cui vuoi bene viene diagnosticato un tumore è come cadere in un precipizio e non sapere se qualcuno verrà ad aiutarti, è una cosa terribile che ti fa aggrappare solo alla speranza, speranza che non soffra, speranza che guarisca, speranza che se anche è un tumore terminale venga scoperta la cura in quel momento.
La vita diventa in bianco e nero perché fa male vedere la persona soffrire, cambiare sia nell'aspetto, che nel carattere a volte e non poter fare più di tanto e quando arriva la notizia che purtroppo è venuto a mancare cambi un po' anche tu, non sei più la stessa e la vita è un po' meno bella.
E ora cerco di chiudere i rubinetti e parlarvi di Roberta e della speranza che ha acceso.
Roberta, 37 anni, nel 2010 insieme ad altri ricercatori ha scoperto la molecola miR-335, una piccola molecola di RNA, responsabile della sintesi e delle funzioni della proteina Rb, coinvolta nella protezione dello sviluppo dei tumori. Questa molecola potrebbe quindi bloccare la proliferazione tumorale!
La molecola poi influisce in modo diretto nel bilanciare il delicato equilibrio di protezione contro lo sviluppo tumorale, perché intacca attraverso l’indiretta influenza anche sull’oncosoppressore p53, gli effetti di due fondamentali proteine note per essere deregolate nella genesi dei tumori.
L'obiettivo è perciò curare il cancro con molecole prodotte dal nostro corpo, che andrebbero ad attaccare solo le cellule tumorali evitando forse di ricorrere alla chemioterapia e radioterapia e ai loro effetti collaterali.
 
Dare e ricevere amore come mamma e moglie mi fa lavorare meglio, mi avvicina a capire meglio chi se ne deve privare troppo presto
Non si sa quando questo studio - pubblicato sulla rivista Cancer Research dell'American Association for Cancer Research e sostenuto dall'AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) - potrà essere messo in pratica negli ospedali, ma spero molto presto, perché potrebbe aiutare le persone malate di cancro a soffrire un po' meno e  inoltre sapere che ci sono persone che stanno  lavorando nel campo dei tumori fa sentire meno soli e apre la speranza ad altri importanti obiettivi nella lotta contro il cancro.
Roberta sulla ricerca in generale ha detto che è frenata da scarse risorse da parte dello Stato - cosa che mi fa arrabbiare tantissimo, perché sono questi campi che lo Stato dovrebbe aiutare se ci tiene davvero ai suoi cittadini e anche a se stesso – ed è grazie ai ricercatori se la ricerca sul cancro in Italia rimane ad alti livelli.
Un enorme grazie a queste persone!



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lunedì 1 dicembre 2014

Ritratto di Signora: Margherita Hack

Ed eccoci al primo lunedì del mese, che in questo Dicembre corrisponde anche al primo giorno del mese.
Per la rubrica di oggi, torna a trovarci la scrittrice Bianca Marconero, dopo il suo ritratto su Rita Levi Montalcini, un'altra grande donna che ha dedicato la sua vita alla scienza, ma che poter "conoscere" ci arricchisce interiormente  e non solo a livello accademico.



Exempla, vite di santi, e viaggiatori, il vangelo stesso sono la prova che alle persone come me e come voi le biografie dei grandi interessano eccome. Le ragioni sono lampanti e credo si possano riassumere in due parole: edificazione e consolazione. L'esempio illustre , infatti, ci pone un obiettivo ideale. Qualcosa a cui si tende. Un motivational che ci appiccichiamo, da qualche parte, nella coscienza. Ma, se accantoniamo per un attimo il valore totale della parabola di una vita -e il suo contenuto 'edificante'-, quello che amiamo, quello che resta, quello che consola e nel quale ci si riconosce non è il successo, ma il fallimento. Il fallimento come parte del percorso, il fallimento come banco di prova della determinazione. Scuotiamo il capo mentre Giuseppe Verdi viene respinto dal conservatorio di Milano; battiamo una pacca sulla spalla di Arthur Conan Doyle mentre si vede rifiutare Uno studio in rosso, e, ovviamente, massima solidarietà ad Albert Einstein, bocciato in matematica. Poco ci importa che alcune di queste cose, in effetti, non siano mai accadute, questi tre aneddoti biografici ci dicono che agli sbagli si può rimediare. E la cosa, ovviamente, ci piace. Quindi al grido di "c'è chi ha fatto peggio" e di "c'è sempre una speranza" hanno trovato consolazione milioni (forse miliardi) di musicisti, scrittori e studenti, negli ultimi 180 anni. E, considerando che nel 1921 Albert era già premio Nobel per la Fisica e dando per vera la nota 'agiografica' sulla più celebre bocciatura di tutti i tempi, si sarebbe consolata anche Margherita Hack, quando, in seconda 
ginnasio, si ritrovò rimandata in matematica. 
Già quella Margherita Hack, docente di astronomia, membro dell'accademia dei Lincei, presenzialista della divulgazione scientifica: rimandata in matematica. Questo è ciò che mi piace nelle parabole di una vita: i dettagli imperfetti, di cui potrei tessere un elogio, citando un'altra grandissima italiana. Ma non lo faccio. Parlo invece, per quel che posso, di Margherita.
Io e lei ci assomigliamo. Certo, sto a lei come il granello di sabbia sta alla montagna, ma l'ho sempre sentita molto vicina. Abbiamo cose in comune. L'approccio alla moda, per esempio. La sua unica regola era che un indumento doveva farla sentire a suo agio. Ecco. Esattamente come me. Ho un guardaroba in cui ci sono repliche, in gradazione cromatica, degli stessi indumenti di comodità certificata. Secondo punto che abbiamo in comune: l'università. Ci siamo entrambe iscritte a Lettere. Lei la scelse perché gli unici laureati nella cerchia dei suoi genitori erano passati per Lettere. E per me fu lo stesso: approdai all'inferno in mancanza di un quadro decente dell'offerta universitaria e, in seguito, la mia pigrizia -noto fattore di crescita della massa inerziale- fece il resto. Come una biglia sparata nel vuoto, proseguii nel mio moto perpetuo. Lei invece no. Lei non perseverò. «Capii subito di aver fatto un errore madornale» scrive. «Mi dissi
ho sbagliato strada!"». Quindi si iscrisse a Fisica, dopo un solo giorno trascorso alla facoltà di Lettere.
Tornando alle analogie, condividiamo una certa passione per la due ruote e, proprio come me, la Hack ha cercato di mediare il suo contenzioso con Dio presentandosi in chiesa e parlando coi preti. Non è andata bene a nessuna delle due. Ci sono troppi preti che non sanno parlare di un Dio plausibile. E ancor di più che sono cattivi ministri. Pensare che il loro datore di lavoro sia un essere infallibile sembra pura ostinazione contro l'evidenza. Oppure
fede, fate voi.
Certo, resta la questione del libero arbitrio, ed è solo per questo che, a differenza della mia illustre omonima, non sono ancora approdata a un ateismo radicale.
Qui mi fermo, ma vi giuro che potrei continuare l'elenco di cose che abbiamo in comune. Ma mi fermo, dicevo, perché Margherita all'età di 91 anni suonati ha chiuso gli occhi e ha salutato tutti. Restano una pletora di testi, filmati di interventi televisivi, contributi alla divulgazione e al mondo accademico. La voce resta, esattamente come la luce di quelle stelle ormai spente, che ancora viaggia fino a noi e le fa sembrare vive, accese nel cielo. La voce resta, e che altro?
La domanda me la faccio perché, come dicevo prima, non sono atea. Non credo fino in fondo nel Dio dei cristiani, ma considero comunque la sopravvivenza dello spirito come una possibilità; ne segue che considero anche il
paradiso (o comunque lo si voglia chiamare), come una possibilità.
Per questa ragione mi sono fatta una domanda. Ragionando per assurdo e dando per certo il paradiso, come luogo deputato alla gloria delle anime giuste, cosa succede agli atei?
Ci si salva per meriti oggettivi e oggettivamente 'cristiani' o bisogna per forza avere la tessera del partito? È un esame in cui è obbligatoria la frequenza, o basta dimostrare di avere i requisiti minimi della decenza umana?
Quindi, col massimo rispetto e in puro spirito dialettico, cosa sarebbe successo SE in quel 29 giugno del 2013 l'anima di Margherita Hack, atea e presidentessa degli agnostici, fosse arrivata davvero alle porte del paradiso?
Con molte licenze poetiche, io immagino che sia andata così.
din don
«Un altro?» domanda Mister P. scambiando uno sguardo con l'angelo portinaio. «E io che pensavo di staccare. Vedi un po' chi è, Gennaro! E speriamo di far presto». Gennaro, l'angelo portinaio, si dilegua; Mister P. prende un libro che immagineremo di proporzioni bibliche. Lo sfoglia e intanto torna l'angelo. «Si chiama Margherita» dice, trattenendo l'affanno (e su questo punto sospendiamo l'incredulità e accettiamo una visione antropica dell'altrimenti misteriosa fisiologia degli angeli).
«Margherita come?»
L'angelo controlla meglio. «Margherita Hack, ma tranquillo, capo» aggiunge in affanno, «sembra un caso semplice: è atea».
«Ah. Nessuna conversione sul letto di morte?» è una domanda d'ufficio, Mister P. deve farla, così sta scritto.
«No. Era un'astronoma».
Atea, scienziata. Non potrebbe essere così semplice neppure se si fosse ripresentato Charles Darwin in persona. Questo caso si archivierà alla velocità della luce. Ma Mister P. è zelante. E fermo restando che è suo dovere mettere a verbale la violazione del punto uno e del punto due del Decalogo, chiede comunque il resoconto del resto delle infrazioni.
«Che mi dici del punto tre? Ha nominato il nome di Dio, invano?»
L'angelo arrossisce. «Capo, non ho moltissimi dati, ma era toscana. Fiorentina».
«Ah, ah» esclama con l'aria trionfante. «Progenie di Capaneo! Bestemmiatori certificati».
«Già, ma sa, capo, c'è quella direttiva recente…»
«Quale?»
«Insomma la toscana è regione a statuto speciale. Il boss ha deciso di non essere troppo fiscale. Non lo fanno mica per disprezzare l'Onnipotente. È un intercalare. E poi, nel nostro caso, Margherita ce l'aveva più con gli essere umani che hanno -perdoni la parola-
inventato Dio. Aspetti…» si infila una mano in tasca tira fuori un libro, lo apre a colpo sicuro. «Ecco cito testuale non solo abbiamo inventato un creatore che vive nei cieli. Ma pecchiamo così tanto di presunzione da avergli dato la nostra faccia. Ecco era il dio a immagine e somiglianza, a non piacerle. Prova dell'egocentrismo umano. E poi, sì, ce l'aveva con il clero. Ma anche il boss» e indica in alto, «ce l'ha col clero, perché, con rispetto parlando, lì nel mucchio non è che ci sono solo stinchi di santo. E non parlo delle Crociate, anche se la propaganda ancora le rinfaccia. E neanche dell'Inquisizione. Ma di tutta l'altra roba brutta veramente, che succede adesso…»
«Non si fa guerra al clero, in nessun caso» pontifica. «Non si fa»
«Si, capo, però non ha risparmiato neppure i fascisti, eh! Era ancora al liceo quando ha difeso gli ebrei. Per via delle leggi razziali! E lo ha detto ad alta voce, quando dirlo ad alta voce non era una faccenda senza conseguenze» lancia uno sguardo allusivo. «Ha rischiato l'espulsione
da tutte le scuole del regno! E, mi corregga se sbaglio, capo, ma non è nella nostra politica spedire all'inferno chi si batte per le ingiustizie, perché, lei mi insegna i santi martiri…»
«Ho il quadro. Grazie» lo interrompe. Mister P. ci pensa un attimo poi lascia in sospeso il punto tre. Né a favore né contro. Neutrale. Siamo sempre 2 a 0 a favore dell'Inferno. «Passiamo oltre: che mi dici del punto quattro? Lavorava di sabato?»
«Signore, con tutto il rispetto, era italiana. Lei ha presente il governo Monti? Hanno liberalizzato gli orari. Se hai la fortuna di avere un lavoro, lo fai anche di sabato. Sono tempi duri, capo».
«Torniamo al soggetto» dice. «Cosa faceva nel week end?»
L'angelo sfoglia il suo quaderno. «Se la spassava, direi! Giocava a pallavolo. L'ha fatto fino a ottant'anni. E poi scampagnate in bicicletta. Le è capitato qualche volta di tornare a casa con piccoli animali abbandonati. Li adottava».
Mister P. guarda la casella. E alla fine lascia in sospeso anche il punto quattro. Vince ancora l'inferno, ma comincia a sospettare che sia possibile una rimonta.
«Sull'onorare il padre e la madre, che mi dici?»
L'angelo annuisce. «Rispetto, amore, affetto, considerazione. Figlia ideale».
Un punto per il paradiso. Magari il punto della bandiera, ma intanto...
«Ha ucciso?»
«Macché scherza? Manco gli animali mangiava. Vegetariana dalla nascita. Le ripugnava l'idea di ingoiare qualcosa che era stato vivo, prima di essere morto. Direi che sul punto
non uccidere era un'integralista».
Pareggio. Inferno 2 paradiso 2. Sono tempi complicati, non è più facile mandare all'inferno neppure gli scienziati… Mister P. scuote il capo. «E la vita privata?»
«Monogamia associata a una longevità notevole. Sono arrivati insieme alla fine. E si erano incontrati da marmocchi. Aldo, il futuro marito, aveva tipo 10 anni e lei 8. Erano al Bobolino d'estate. Aldo voleva giocare a palla e Margherita ne aveva una» ammicca. «Sa come vanno queste cose».
Mister P. non lo sa, ma immagina. «Hanno vissuto nel peccato, però!»
«No, sposati in chiesa».
Oh diavolo! 3 a 2! Il paradiso passa in vantaggio.
«Ha desiderato la roba d'altri?»
«No, era comunista».
Mister P. rizza la schiena. Potrebbe essere la svolta, i politici sono figli dell'inferno. «Si è sicuramente appropriata di qualche seggio, solo per arricchirsi alle spalle del suo paese».
«A dire il vero ha vinto un seggio, ma ha rinunciato. Poi ne ha vinto un altro e lo ha ceduto».
«Ne sei certo?»
«Sicuro sì».
Mister P. guarda il risultato. 4 per il paradiso, 2 per l'inferno. Ci sarebbero ancora due punti per la falsa testimonianza e il desiderio della roba d'atri. Ma qualcosa gli dice che non farebbero altro che aumentare il divario. Ha vinto il paradiso.
A questo punto stabiliscono che Margherita Hack, scienziata, sì, ma anche ecologista, animalista, attivista per i diritti civili merita la gloria dei cieli. E io sono d'accordo. Non sono del tutto sicura però che una volta che le hanno dato il permesso di entrare e accomodarsi, lei lo abbia fatto davvero.
Su questo finale, il vero finale, lascio pensare al lettore ciò che vuole e mi riservo di chiederlo alla diretta interessata, se mai ci incontreremo davvero, da qualche parte. Dall'altra parte.


bibliografia minima.
La mia vita in bicicletta – Ediciclo, 2011
Nove vite come i gatti – Rizzoli, 2012
Dove nascono le stelle- Sperling & Kupfer, 2004
Vi racconto l'astronomia- Laterza, 2002

Ritratto eseguito sulle note de "Il Piccolo Diavolo - OST" di Evan Lurie.

Ho riso e sorriso leggendo leggendo questo tragicomico resoconto davanti le porte del paradiso, ma che esso esista o meno, che ci crediamo o no, la vita di Margherita Hack è sicuramente un esempio per tutti, credere in quello che si dice, fare quello in cui si crede.

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martedì 25 novembre 2014

Noodles Funghi e Gamberi

Il nome giusto per questo piatto dovrebbe essere "noodless svuota frigo/freezzer".
Di solito quando sto a casa da sola non ho voglia di mettermi a cucinare, prendo un po' di insalata, ci butto dentro quello che capita e mi arrangio così, però oggi aprendo il freezzer per mettere via la spesa ho visto un sacchetto con dentro delle code di gambero, e uno con un pugno di funghi, che stazionano lì da troppo tempo.
Ho quindi pensato di mettere tutto in padella e vedere cosa ne saltava fuori.
Anche tutti gli altri ingredienti che ho utilizzato vagavano in giro per la cucina, qualcuno da più tempo, altri decisamente più freschi, il punto è che è una ricetta un po' arrangiata, ma il risultato è ottimo.
Come ho detto all'inizio, ho cucinato solo per me, quindo questa è la dose (un po' approssimativa) per un piatto solo, ma facilmente adattabile, a più persone.

Ingredienti:
70/80 gr di  noodles
1/4 di cipolla
2 o 3 funghi
5 o 6 code di gambero
1 uovo
salsa di soya
semi di sesamo nero
olio

Procedimento:
In una wok fate scaldare l'olio.
Affettate la cipolla e mettetala a soffriggere, aggiungete poi i funghi affettati (i miei erano quelli surgelati e li ho messi in padella prendendoli direttamente dal freezzer).
Aggiungete poi le code di gambero pulite (se come me avete quelli sugrelati lasciateli un po' sotto l'acqua corrente, si sgeleranno nel giro di un minuto o due), private del carapace e del filetto nero.
Nel frattempo fate bollire un pentolino con dell'acqua leggermente salata, e cuocete i noodles per circa tre minuti (anche meno, per i miei gusti infatti erano leggermente scotti).
Scolate la pasta e fatela saltare nella wok.
Rompete l'uovo a lato della wok e quando comincia a rapprendere fate saltare ancora la pasta aggiungendo anche un po' (io ne ho messa circa un cucchiaio) di salsa si soya.



giovedì 13 novembre 2014

Lassi di Mango

Tra i tanti frullati che volevo provare il Lassi di Mango mi incuriosiva molto.
Questa bevanda è molto diffusa in India, dove pare la si possa trovare ad ogni angolo, la particolarità sta nel fatto che si abbinino al sapore dolce della frutta il gusto più forte delle spezie.
Il più diffuso è proprio quello al mango ed è poprio da quello che sono voluta partire.

Ingredienti:
1 mango maturo
200 gr di yogurt bianco magro
100 ml di acqua
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino di cannella

Procedimento:
Pelate il mango, privatelo del torsolo duro centrale e taglatelo a cubetti.
Mettete il mango nel frullatore con lo zucchero, l'acqua e la cannella e frullate il tutto molto bene.
Dopo aver frullato, se volete rendere il tutto più liscio passate la bevanda in un colino in modo da eliminare le fibre del mango. (io non lo faccio perchè mi pace la consistenza vellutata e leggermente densa che si ottiene con la sola frullatura)
Servite fresco, con una spolverata di cannella a decorare.



lunedì 10 novembre 2014

Biscotti

Non esattamente una nuova ricetta, ma volevo mettere anche qui le foto di alcuni biscotti decorati con pasta di zucchero che ho fatto ormai un paio di mesi fa.
Uno spunto per dei dolci semplici, buoni e molto scenografici.
La ricetta base è della semplicissima pasta frolla, arricchita però con qualcosa che la renda più sfiziosa come cioccolato o frutta secca.

Ingredienti:
500 gr di pastafrolla (preparata con l'aggiunta di 1/2 bustina di lievito)
un bicchiere circa di gocce di cioccolato bianco e mirtilli rossi
200/300 gr di pasta di zucchero
miele/marmellata/sciroppo d'acero
pennarelli alimentari

Preparazione:
Dopo aver impastato e steso la pastafrolla stendetela ad un'altezza di circa 1/2 cm tagliate i biscotti con un coppapasta circolare.
Mettete i biscotti  su di una teglia con carta da forno e infornateli a 180 ° per 15 minuti circa.
Una volta che i biscotti saranno cotti fateli freddare.
Stendete la pasta di zucchero aiutandovi se necessario con dello zucchero a velo per fare in modo che non si attacchi al tavolo.
Con lo stesso coppapasta utilizzato per i tgliare i biscotti tagliate la pasta di zucchero.
Spennellate i biscotti con della marmellata (o miele) e incollate la pasta di zucchero.
Siccome metre ero già a questo punto mi sono resa conto che in casa non avevo ne miele ne marmellata, frugando nella dispensa l'unica cosa appiccicosa che sono riuscita a trovare è stata lo sciroppo d'acero, devo dire che il risultato è stato ottimo, sia a livello di adesivio, sia di sapore. Lo sciroppo d'acero ha aggiunto una nota affumicata che stava veramente bene con il gurto dei biscotti.
Utilizzando i pennarelli alimentari ho dato fondo a tutte le mie abilità artistiche e mi sono divertita a creare dei disegni diversi per ognuno.



Tempo fa avevo acquistato anche un "timbro" e finalmente l'ho potuto utilizzare, dopo aver incollato la pasta di zucchero sui biscotti l'ho pressata con il timbro e poi l'ho colorata.