Buon lunedì a tutti.
Questo mese tocca a me.
Non sarà un ritratto molto lungo o approfondito quello che state per leggere, ma era un pensiero martellante nella mia mente e sentivo di doverne parlare.
È stato difficile, ma allo stesso
tempo semplice scegliere di chi parlarvi.
Difficile perché mille idee si
affollavano nella mia mente, tutte belle, tutte valide.
Facile perché gira e rigira tornavo
sempre allo stesso pensiero.
Personalmente ho sentito la notizia ben
più tardi di quando è accaduto il tutto (due settimane o forse
più), ma da allora continua a tornarmi in mente.

A rivendicarne il rapimento è stato un
gruppo di guerriglieri, che cercano di giustificare la loro distorta
visione del mondo mascherandosi dietro la religione. Quella islamica.
Il gruppo estremista Boko Haram
(traducibile in maniera approssimativa con: l’educazione
occidentale è sacrilega),
si è infatti “preso il merito” di tale azione in un video, nel
quale si spiega che le ragazze, colpevoli di essere cristiane oltre
che studentesse (ovviamente il gruppo terroristico sostiene che le
donne debbano essere completamente analfabete), saranno convertite a
forza, vendute come schiave e costrette a sposarsi.
Dopo
la diffusione di questo video, lo scontento per come il governo
nigeriano stava gestendo le cose è cresciuto in maniera
esponenziale.
Un
gruppo di donne, madri delle ragazze, ma anche solo donne solidali
con loro, ha cominciato a protestare, organizzando anche una marcia
di protesta, proprio per chiedere al Presidente nigeriano un maggiore
impegno nella ricerca e liberazione delle ragazze.
In
seguito a queste proteste, alcune delle organizzatrici sono state
arrestate, colpevoli, secondo la first lady nigeriana Patience
Jonathan, di voler solo infangare la reputazione del marito.
Arrivando perfino a sostenere che le donne si fossero inventate
tutto.
Non
so voi ma questa cosa mi fa accapponare la pelle, non posso non
chiedermi come una donna (ma anche un uomo) possa fare certe
dichiarazioni, come sia possibile estraniarsi fino a questo punto dal
dolore altrui, come fare a non sentirsi coinvolti in questo dramma?
A
tutt'oggi (o per lo meno nel momento in cui sto scrivendo, magari
quando pubblicheremo l'articolo le cose saranno cambiate) non si sa
dove siano finite queste ragazze.
C'è
chi sostiene che siano state allontanate dal pese e vendute come
schiave all'estero, ma purtroppo nessuna certezza.
Nel
frattempo però, giusto un paio di settimane fa, altre 60 ragazze
sono state rapite nel nord del paese.

Nella
speranza che presto si trovi una soluzione, è partita una protesta
che grazie ad internet e ai social network sta facendo il giro del
mondo.
“Bring
Back Our Girls” è lo slogan lanciato da Malala Yousafzai, icona
della lotta a favore dei diritti umani e dei diritti all’istruzione
delle ragazze, sopravvissuta a un attentato dei talebani nel 2012,
che ha sottolineato l’importanza di non rimanere in silenzio di
fronte ad atti di violenza come questo.
In
molti vi hanno aderito, e anche noi vogliamo farlo.
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