lunedì 7 marzo 2016

Ritratto di Signora: Mary Anning

Siamo già a Marzo, ionemmeno me ne sono resa conto, ma ci siamo, ed eccoci qui con il nostro solito appuntamento.
 Vediamo quindi quello che ha scritto per noi Daniela.
Per il Ritratto di Signora di oggi ho deciso di prendere spunto da un libro che ho letto recentemente - Strane creature di Tracy Chevalier recensione qui - e che mi ha portato a conoscenza di una donna che ha cambiato la storia e che io fino a quel momento ignoravo: Mary Anning (1799-1847) nata e vissuta a Lyme Regis, all’incrocio fra le scogliere del Dorset e del Devon, in una famiglia tutt'altro che benestante. Il padre, falegname di professione, abbinava al suo lavoro quello del cercatore di fossili sulle spiagge locali - ricche di fossili del periodo Giurassico - con lo scopo di rivenderli ai turisti; Lyme Regis agli inizi del 1800 era infatti diventata meta turistica ambita per le famiglie nobili e benestanti della città di Londra. 
Mary apprese prestissimo dal padre l'arte della ricerca dei fossili fino a farlo diventare un lavoro, soprattutto dopo la morte di quest'ultimo. Era scavando sulle spiagge di Lyme, in inverno, alla base delle instabili scogliere, in solitudine, rischiando spesso la vita che Mary contribuiva al sostentamento della famiglia
Scheletro di Ittiosauro
Nel 1811 (altre fonti riportano 1809 e 1810) Joseph Anning, fratello maggiore di Mary, trova il teschio lungo più di un metro di un ittiosauro. Mary pochi mesi dopo - aveva solo 12 anni - riesce ad individuare il resto del corpo. Capace di raffigurarsi la sagoma di un animale – vissuto milioni di anni prima e che non somiglia a quelli che può vedere attorno a sé – in frammenti di ossa, accurata nel ricomporli, sei anni dopo ne ricostruisce lo scheletro intero e l’esploratore tedesco Ludwig Deichart la soprannomina «la principessa della paleontologia». Inizialmente l'esemplare viene identificato come coccodrillo ed acquistato da Henry Hoste Henley, Lord del luogo che lo compra da Mary per 23 pounds, e che lo rivende a sua volta a William Bullock, collezionista di curiosità naturalistiche. Ma è Charles Konig, un naturalista che lavora presso il British Museum a dargli il nome e una sistemazione definitiva presso il museo. Negli anni Mary ne scoprirà poi diversi altri, più o meno completi. 
La sua reputazione cresce, il reddito no, fino a quando il colonnello Thomas James Birch mette invece all’asta fra i conoscitori europei i fossili che aveva acquisito dalla famiglia Anning e consegna a lei i proventi: 400 sterline.

Nel 1820 Mary trova il primo scheletro incompleto di plesiosauro, seguito due anni dopo da uno completo.
Scheletro di Plesiosauro
Per il numero assolutamente inconsueto di vertebre del collo (35), mai osservate fino a quel momento in nessun organismo vivente, inizialmente la scoperta genera i sospetti del naturalista ed anatomista francese Georges Cuvier, considerato a quel tempo autorità assoluta nel suo campo. Una tale accusa di falsificazione, anche non provata, avrebbe potuto mettere in grande imbarazzo Mary ed il suo commercio, togliendo credibilità ai suoi ritrovamenti. Grazie al secondo esemplare completo e all'appoggio della Geological Society, i dubbi cadono e Cuvier ritira le sue perplessità. 
Da quel momento Mary annota e critica articoli scientifici che si fa mandare dai visitatori, impara l’anatomia sezionando pesci e seppie per meglio visualizzare, per similitudine, la forma di specie estinte. A 27 anni, con i risparmi compra una casa e al pianterreno apre l’Anning’s Fossil Depot, assistita da una signorina di buona famiglia, Elizabeth Philpot - altra protagonista del libro della Chevalier - che ne diventa l’amica e la collaboratrice. Il deposito è presto frequentato da celebrità come re Federico Augusto II di Sassonia o i “fossilisti” del museo di storia naturale di Londra e di quello di New York.
Scheletro di Pterosauro

l 1828 è la volta del primo fossile di rettile volante mai trovato in Inghilterra, anche se incompleto, uno pterosauro; scoprì inoltre varie nuove specie di fossili di pesci, tra cui la prima Squaloraja, nel dicembre del 1829. Mary Anning ne ricava 210 sterline e dovrebbe finalmente vivere con un po’ di agio. Ma nel 1835 perde tutti i risparmi in un investimento sbagliato. Attraverso la nuova British Society for the Advancement of Science, Buckland le fa avere una pensione dal governo, per “contributi eccezionali alla scienza”.








Inutile specificare che essendo nata donna, alla fine del 1700, da una famiglia di bassissima estrazione sociale, Mary ebbe pochissimi, se non quasi nulli, riconoscimenti della sua opera in vita, nonostante durante le sue ricerche fosse venuta in contatto con importanti personaggi del campo scientifico che spesso la contattavano per chiederle pareri o per acquistare da lei pezzi dei suoi ritrovamenti. Nessuno di loro fece comunque mai un cenno a Mary nominandola apertamente nelle loro relazioni scientifiche. Non è ammessa nemmeno in visita alla Geological Society di Londra anche se i membri ne usano le opinioni e le scoperte (tra cui il fatto che certi sassi friabili erano in realtà coproliti, feci fossilizzate) per iscrivere la storia della vita e della morte delle specie nel «tempo profondo» delle ere geologiche, e approdare con Charles Darwin alla teoria dell’evoluzione.
La ragazza rischiò più volte la vita durante le sue ricerche ma il richiamo dei "ninnoli", come li chiamava lei, era più forte di qualsiasi altra cosa e la sua capacità di scovarli era impressionante.
Fossile di Squaloraja
Nel libro della Chevalier viene dato molto risalto a questa parte della storia e l'autrice riesce a raccontare in modo molto vivido sia le fasi di ricerca/ritrovamento che quella di pulizia/preparazione dei pezzi. Altro punto importante è l'amicizia e collaborazione di Mary con Elizabeth Philpot. Fu proprio un parente di quest'ultima - Thomas Philpot - a commissionare la costruzione del Lyme Regis Museum, costruito nel 1901 in una delle più antiche parti della città, un tempo affollata di case.
Mary muore a 47 anni, di cancro al seno. De la Bèche, presidente della Geological Society, ne pronuncia l’elogio funebre davanti all’assemblea, come se lei ne avesse fatto parte. Anni dopo, Charles Dickens racconterà sulla rivista letteraria All the Year Round la vita della «figlia del carpentiere che si guadagnò un nome tutto per sé e se lo meritava.»
Peccato che la donna, nella sua pur così importante vita, non abbia mai avuto in vita i riconoscimenti che si sarebbe meritata.
Bibliografia:

Quello che più mi è piaciuto della storia di  Mary Anning è probabilmente la determinazione che ha dimostrato nel portare avanti la sua attività. Attività a quanto pare ad uso prettamente maschile, come spesso era all'epoca, eppure, sebbene con fatica è riuscita a trovare il suo spazio, anche se poco ricnosciuta.

Come sempre potete trovare l'articolo anche sui blog di

Monica Book Land
Miki Miki In The Pinkland
Francesa di Franci lettrice sognatrice


Jennifer BTS of my Soul

Grazie Fede, Monica, Miki, Francesca, Daniela, Jennifer

lunedì 1 febbraio 2016

Ritratto di Signora: il Tatuaggio e la Donna

Primo di febbraio e noi lo accogliamo con il nostro ritratto, e quindi sentiamo subito cosa ci racconta Miki

Ho fatto il mio primo tatuaggio il 14 Gennaio del 2006, dopo un orrendo periodo della mia vita. E' piccolo, relativamente nascosto, ma racchiude un forte significato.
Il secondo, fatto il 17 Ottobre del 2012, è legato ad un altro brutto episodio, ma, ogni volta che lo guardo, non posso trattenere un sorriso.
L'ultimo, il 17 Ottobre del 2015, è il più grande ed è legato a tantissimi momenti di gioia. Non è quello realizzato meglio, purtroppo, ma lo amo infinitamente.

"E se poi te ne penti?"
"Ma sai che brutto quando sarai vecchia?"

Le reazioni di molte persone davanti ai miei tatuaggi è alquanto discutibile. 
Non ho mai pensato al tatuaggio come una moda o un ornamento e sicuramente si tratta di una decisione con cui farò i conti per tutta la vita. 
Ma non è così per ogni decisione presa?
Le conseguenze saranno davanti ai nostri occhi sempre, che si vedano o meno.
E quando sarò vecchia, il mio corpo potrà non essere gradevole alla vista di qualcuno, ma non sarà un tatuaggio a renderlo peggiore. E comunque ci si può sempre girare dall'altra parte.
Commenti del genere non mi danno più fastidio, ormai ci ho fatto l'abitudine, ma ci sono alcune obiezioni che puntualmente mi fanno contare fino a dieci prima di rispondere:
"Sì, i tatuaggi sono belli... Su un uomo però, non su una donna"
"Eh, ma tu sei femmina, perchè  ti stai rovinando così?"
Perché nel 2016, troppe molte persone - e tante sono donne - apprezzano questo
 
 ma disprezzano questo
Il tatuaggio è uomo? Non direi proprio...
Le prime tracce di tatuaggi sono state ritrovate su corpi di donne
 
 
Amunet, vissuta a Tebe nel 2200 a.C., era una sacerdotessa della dea Hathor. 
La sua mummia presenta tatuaggi sul ventre a cui sono stati attribuiti significati legati alla fertilità.
Altre mummie di donne risalenti allo stesso periodo riportano tatuaggi, assenti invece sui corpi degli uomini.
 
 
 
 
 
Il corpo della principessa Ukok è stato ritrovato in Siberia nel 1993. Risale a 2500 anni fa e presenta tatuaggi dall'aspetto sorprendentemente moderno: una sorta di animale mitologico - una renna con il becco di grifone e le corna di un capricorno - le ricopre la spalla sinistra e altri simboli sono presenti sulle mani. Probabilmente stavano ad indicare un ruolo superiore a quello degli altri appartenenti alla comunità.


E' profondamente in errore chi pensa che il tatuaggio sia un fenomeno nuovo.
In un remoto passato era comune anche per le donne mostrare questi segni indelebili sul corpo. Le motivazioni potevano essere diverse e potevano essere legate alla fertilità, alla guerra, alla posizione, al tramandarsi visivo del sapere, e già all'epoca era considerato un modo per abbellire il corpo.
Non ho trovato molte informazioni sul come e sul perché sia cambiata la concezione che si ha di questa pratica.
L'Imperatore Costantino la proibì con un decreto che si appellava al Levitico (19,28: "Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi stamperete segni addosso"), in cui si condannavano i marchi sulla pelle, e risalgono al XVII secolo le prime testimonianze secondo le quali il tatuaggio era identificato con il mondo delle prostitute e dei criminali. In questo periodo, infatti, le cortigiane cominciarono a farsi tatuare.
Dalla seconda metà dell'800 fino agli anni '40, sfoggiare un tatuaggio per una donna era un atto coraggioso, che sfidava i rigidi tabù dell'epoca.
Ballerine di Night, ragazze dei Freak Show, modelle alternative, antenate del moderno burlesque, andavano in giro con i corpi completamente tatuati.
 
 
Una delle prime Circus Ladies di cui si ha testimonianza è Nora Hildebrandt, che nel 1882, all'età di ventidue anni, con i suoi 365 tatuaggi realizzati dal padre (uno al giorno per un anno), venne fatta esibire al Brunell's Museum di New York. 
Qualche settimana dopo toccò ad Irene Woodward, Bella Irene, autoproclamatasi "The Original Tattooed Woman".

Betty Broadbent fu ribattezzata "la più giovane donna tatuata al mondo".
Aveva 17 anni quando, stufa di fare la babysitter, andò a New York e si fece tatuare Pancho Villa sulla gamba sinistra, Charles Lindbergh sulla destra ed una Madonna con Bambino sulla schiena. Tanto per iniziare.
Betty fu la prima ad esporre i suoi tatuaggi per quello che erano. Non raccontava, come le altre cisrcus ladies, storie di rapimenti e sevizie da parte di indiani, per attrirare l'attenzione della gente.
Betty era diversa. Era giovane, sicura di sé ed anticonformista.

Queste ed altre figure contribuirono, in maniera diversa, alla nascita delle prime associazioni di donne tatuate per scelta (negli anni venti, in America, gli uomini facevano tatuare le mogli, anche contro la loro volontà, in segno di possesso), che, dall'epoca vittoriana in poi, si identificavano anche con le più indipendenti economicamente e con coloro che avevano avuto la possibilità di viaggiare senza sottostare a mariti e famiglie oppressive. 

Donne che esibivano la loro pelle illustrata con un coraggio paragonabile alla stessa irriverenza rivoluzionaria delle prime suffragette e delle protofemministe, che fecero propria una pratica vietata per secoli in Occidente, da papi, teologi, sovrani, e ne fecero espressione di bellezza ed autonomia, trasgredendo gli ideali di purezza e decoro femminile.
 
 
 
Risale agli inizi del '900 anche la prima tatuatrice donna, Maud Wagner, nata nel 1877 in Kansas.
Maud era una trapezista e contorsionista, che lavorava in numerosi circhi itineranti. Iniziò ad esercitare la reietta professione, dopo aver incontrato Gus Wagner, un tatuatore, che sposò qualche anno dopo il loro incontro e da cui ebbe una figlia, Lotteva, che iniziò a tatuare all'età di nove anni e che diventò lei stessa un'artista.
Maud faceva a pugni con i perdigiorno che entravano nella sua bottega per allungare le mani e incideva cuoricini con il nome dell'amato sulla pelle di giovani fidanzate, quali sigilli d'amore indelebili. I Wagner, nonostante l'invenzione del tatuaggio a macchina, rimasero fedeli alla tradizionale tecnica "hand-poked", che portarono in giro per tutti gli Stati Uniti.
 
 
Un articolo a parte dovrebbe essere scritto per parlare della tradizione orientale, e giapponese in particolare, del tatuaggio.

Nella seconda metà del '900, i tattoo sono stati una forma di ribellione contro il governo. A quell'epoca infatti, le donne della classe media non potevano indossare i kimono, riservati solo alle nobildonne, e si facevano tatuare sul corpo disegni simili a quelli delle sete preziose con cui venivano realizzati.
Con il passare degli anni, il tatuaggio fu associato sempre di più al corpo maschile, diventando prerogativa di militari e marines e, successivamente di alcune categorie di individui che vivevano ai margini della società, come marinai e carcerati.
Ciò portò ad una vera e propria stigmatizzazione delle donne tatuate, che continuarono però ad utilizzare questa forma d'arte per esprimere una protesta ed il distacco dalla modernità, come negli anni '60-'70 con il fenomeno hippie.
Solo a partire dagli anni '80/'90 il tatuaggio comincia a ripulirsi di tutte i pregiudizi che gli hanno affiancato nel tempo, ma continua a rimanere critico il fenomeno sul corpo femminile.
Ad oggi possiamo assistere a fenomeni diversi. da una parte ci sono modelle e donne dello spettacolo che sfoggiano un corpo tatuato con disegni delicati, piccoli e che seguono le linee di un corpo senza difetti, che segue i canoni di una bellezza conforme agli stereotipi, dall'altra ci sono donne che praticano il tatuaggio come nell'antichità e lo vedono come uno strumento di comunicazione visiva di un messaggio.
Svariate sono le motivazioni che portano le donne a tatuarsi e ciò è stato anche oggetto di "studio" da parte di alcuni ricercatori francesi, che sono approdati a risultati alquanto discutibili: "Le donne tatuate sono considerate dagli uomini della Bretagna più attraenti e più disponibili".
Lampante esempio di una visione limitante e stereotipata.
Tatuaggio come body art ma anche come terapia, per camuffare menomazioni chirurgiche, traumi del corpo e dell'animo. 
Ed è proprio con questo che voglio concludere.

P.Ink è un'associazione che si propone di mettere in contatto donne sopravvissute ad un cancro al seno e sottoposte a mastectomia con tatuatori disposti a donare loro una forma di guarigione che nessun altro può dare.

Perché il cancro al seno non deve lasciare l'ultimo segno 


 
 

Miki
 FONTI:
 
Ringrazio Miki per averci raccontato la storia del tatuaggio, in parte la conoscevo, ma non avevo mai approfondito.
Personalmente la reazione maggiore che riscontro quando gli altri sanno che ho un tatuaggio è di stupore "Ma come propio tu, ma se sembri una così brava ragazza?!" 
Sembro?! E ora?
Mai capito cosa cambiasse
 
Monica Book Land
Miki Miki In The Pinkland
Francesa di Franci lettrice sognatrice
Jennifer BTS of my Soul

Grazie Fede, Monica, Miki, Francesca, Daniela, Jennifer
 

martedì 12 gennaio 2016

Ritratto di Signora: Le donne che saremmo diventate

Se mi fossi organizzata per tempo come mi ripeto sempre di fare, ora il post sarebbe già sul blog da 24 ore e invece, niente. In fondo lunedì sono a casa di riposo, posso pubblicare tranquillamente in mattinata, poi cambiano i turni al lavoro all'improvviso, ma sì tanto ce la faccio inizio a mezzogiorno, e invece niente connessione internet, perchè altrimenti era facile. quindi sono qui a pubbicarein fretta e furia, senza dedicare la giusta attenzione e il giusto spazio al commovente pezzo che Monica ha scrtitto per la nostra rubrica.

Mi sembra strano ritrovarmi qui davanti ad un computer a scrivere questo articolo.
In realtà è molto diverso dai soliti post che prepariamo per la nostra rubrica, perché una volta tanto non vi parlerò di donne coraggiose o da prendere come esempio, questo mese il ritratto è dedicato ad un gruppo di ragazzine che donne non lo sono mai diventate.

Era il 6 Dicembre 1990 ed era una giornata come tante.
Quel giorno avevo l’interrogazione in Storia dell’Arte, il che voleva dire che il pomeriggio precedente lo avevo passato sui libri per preparami, perché con quella materia era così: studiavi tutto il giorno prima senza sosta, ma alla fine il risultato era garantito.
In fin dei conti non era una brutta materia, e se riuscivi ad incantare la professoressa con mille parole, alla fine il bel voto lo portavi a casa.
E così fu. Un otto da raccontare alla mamma, un bel voto per passare un pomeriggio tranquillo tra compiti e libri.
Quello doveva succedere una volta tornata a casa, ed invece in pochi minuti tutto cambiò.
Al suonare della campanella cambiammo aula, e sulla porta intravidi la professoressa di Filosofia che si asciugava le lacrime.
Bastarono poche e semplici parole per cambiare il corso di quella giornata: un aereo militare era caduto accidentalmente su una scuola di periferia. 
In quella scuola, il Salvemini di Casalecchio di Reno (Bo), c’erano centinaia di ragazzi, insegnanti, bidelli, persone che come tutti i giorni si erano recati a scuola per compiere il proprio dovere.
In quella scuola, undici ragazze ed un ragazzo di quindici anni persero la vita.
Quel che successe dopo l’impatto ve lo lascio immaginare. Allora non avevamo internet, ma fin dal primo pomeriggio fummo bombardati dalle immagini televisive.
Il fumo, le urla, ragazzi in jeans che piangevano disperati, e quel buco nel muro della scuola così grande da non sembrare neanche reale.

Il 6 Dicembre 1990 furono spezzate dodici vite, dodici vite che non poterono tornare a casa da scuola e raccontare la loro giornata, spiegare di aver preso un bel voto, giocare con la fantasia e immaginare il loro futuro.

A distanza di venticinque anni spesso mi capita di pensare a loro, a quelle ragazze che donne non sono potute diventare.
Cosa avrebbero fatto oggi ormai quarantenni? Alcune di loro sarebbero state madri, altre mogli, donne in carriera o casalinghe in lotta con i conti che non tornano, i figli che ti fanno impazzire…

Ed invece guardo la loro foto, quella classica che in primavera veniva scattata nel giardino della scuola. I visi sorridenti e fiduciosi, le mani che si intrecciano a suggellare un’amicizia che forse durerà tutta una vita.

Quelle ragazze eravamo noi. Noi con i nostri sogni, le nostre prime delusioni d’amore, noi speranzose di fare qualcosa di grande e di lasciare il segno in questa vita.

Dei giorni successivi all’incidente ho un vago ricordo, perché le emozioni erano troppo grandi da gestire, perché una di quelle ragazze la conoscevo, perché come spesso accade in questo paese fin tanto che il cadavere è caldo bisogna sbatterlo in TV a tutti i costi, e la mia mente di sedicenne era davvero troppo piena di confusione, rabbia e dolore.

Il giorno dei funerali tutti insieme chiedemmo una cosa: che un incidente del genere non capitasse mai più. Stringevamo in mano i nostri fiori bianchi, con una targhetta applicata su cui c’era scritta proprio quella frase “Mai più”.
Mai più dolore, mai più incidenti assurdi (e ancora oggi senza un colpevole), mai più scuole senza scale antincendio, ma più morti inutili.

Venticinque anni sono passati e purtroppo le cose non sono cambiate molto, questo mio ritratto più che altro è per ricordare, perché qui in Italia si dimentica troppo in fretta.

Penso che quelle dodici anime sarebbero diventate delle belle persone da grandi, questo è quello che mi piace credere.
Penso che questi ragazzi non debbano essere ricordati solo una volta l’anno.
Penso che se c’è una giustizia, allora forse un giorno qualcuno pagherà per questi morti.
Ma soprattutto penso a voi: Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen e Alessandra.. ovunque voi siate vivrete per sempre nel mio ricordo.



Non posso che ringraziare Monica per aver voluto condividere con noi questo suo ricordo di un evento che ha cambiato la vita di tante persone, e che come molti rischia di cadere nell'oblio.

Come sempre potete trovare l'articolo (pubblicato a dovere il giorno giusto) anche sui blog di

Monica Book Land
Miki Miki In The Pinkland
Francesa di Franci lettrice sognatrice

Jennifer BTS of my Soul

Grazie Fede, Monica, Miki, Francesca, Daniela, Jennifer

venerdì 11 dicembre 2015

Mini Cheesecake Cookie & Cream

Avete presente il gelato Haagen Dazs Cookie & Cream? Gelato alla vaniglia con pezzi di biscotto?
Ecco quello che ho cercato di fare con queste tortine è di riprodurre quel sapore.
A casa ho avuto pareri discordanti, qualcuno diceva che la vaniglia si sentiva tropo, ma le 13 tortine che ho preparato sono durate circa 12 ore, quindi direi che tutto sommato sono piaciute.

Ingredienti:
20/25 oreo
2 uova
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (o i semi di una bacca di vaniglia)
100 gr di zucchero
250 gr di formaggio spalmabile tipo Phladelphia

Preparazione:
In una ciotola lavorate con le fruste le uova con lo zucchero, aggiungete poi anche la vaniglia, e il formaggio e continuate a lavorare fino ad ottenere una crema omogenea e senza grumi,
Posizionate sul fondo degli stampini da muffin un biscotto Oreo (io ho scoperto ultimamente gli stampi in cartoncino, che non necessitano della teglia, li trovo comodissimi, oltre che decorativi, e ormai utilizzo solo quelli, con buana pace delle mie due teglie per muffin).
Riempite lo stampino con la crema alla vaniglia e sbriciolate sulla superficie gli altri Oreo.
Infornate a 160° per 30 minuti.
Sfornate le tortine, lasciatele raffreddare e lasciatele in frigo per qualche ora prima di servire.




lunedì 7 dicembre 2015

Ritratto di Signora: Yeonmi Park


Buon Lunedì, eccoci come di consueto con il nostro appuntamento.
Questo mese è Francesca a raccontarci una storia che fa venire la pelle d'oca.

Yeonmi Park nasce nel 1993 a Hyesan, lungo la frontiera con la Cina.
Park come gli altri bambini viene addestrata all'adorazione divina dei leader e oltre alla scuola è la madre, infermiera dell'esercito della Corea del Nord a insegnare a lei e alla sorella maggiore Eunmi le regole di una sopravvivenza pacifica.

Mi è stato insegnato a non esprimere mai la mia opinione e a non fare domande, a seguire semplicemente quello che il governo ordinava di dire o pensare. Mia madre mi diceva di non sussurrare perché gli uccelli e i topi potevano sentirmi.

La sua infanzia non scorre felice perché la sua famiglia non ha cibo a sufficienza, tanto che finito il riso lei e la sorella mangiano libellule e cavallette e a 9 anni assiste all'esecuzione della madre della sua migliore amica. La colpa della donna? Aver visto film prodotti in Corea del Sud e averli fatti circolare tra gli amici!
Anche Yeonmi riesce una volta a vedere una copia pirata di un film, Titanic, dove scopre che gli americani non sono dei mostri occidentali come vogliono farle credere e capisce che la soluzione è fuggire.
La fuga verso la Cina avviene dopo che il padre, condannato a 17 anni di carcere per traffico nel mercato nero, riesce a uscire di prigione, luogo in cui viene torturato e privato di acqua e cibo, con l'aiuto di funzionari pubblici corrotti. E' molto debilitato e ha un cancro.

A partire però sono solo Park e la madre, perché la sorella maggiore fugge senza avvisarli e il padre decide di non partire per non rallentarle. 
Nella notte del 30 marzo 2007 con l'aiuto di trafficanti di esseri umani attraversano un fiume ghiacciato e tre montagne per entrare nel confine cinese. Uno dei trafficanti però le minaccia di denunciarle a meno che la madre non abbia rapporti sessuali con lui. La madre per la loro sicurezza accetta e viene violentata di fronte alla figlia.
Nello stesso anno riescono a far entrare anche il padre in Cina, ma nel gennaio del 2008 mentre vivono in segreto il padre muore per cancro al colon: aveva 45 anni.

Non ci fu nessun funerale. Niente. (…) Non potevo chiamare nessuno per dire che mio padre era morto.

Nel febbraio 2009 dopo aver ricevuto aiuto da attivisti dei diritti umani e missionari cristiani si recano in Mongolia per cercare asilo dai diplomatici coreani del sud. Quando raggiungono il confine mongolo vengono fermate e minacciate dalle guardie di essere riportate indietro. Park e la madre minacciano di uccidersi con i coltelli.

Ho pensato che fosse la fine della mia vita. (…)

Le loro azioni per fortuna persuadono le guardie che decidono di farle proseguire, ma vengono inserite sotto custodia presso un centro di detenzione nella capitale della Mongolia.
Il 1° aprile 2009 vengono mandate all'aeroporto, destinazione Seoul. Finalmente sono libere!
Park una volta arrivata in Corea del Sud si trova di fronte a un nuovo mondo.

Alla vista delle scale mobili non riuscivo a capire come mai la terra si muovesse. E in bagno la carta igienica era così profumata che non osavo usarla, per quanto era bella.

Dopo le prime difficoltà lei e la madre riescono a trovare un lavoro: Park come assistente di negozio e la madre come cameriera. Yeonmi continua anche la sua formazione all'università Dongguk di Seoul, e grazie all'intelligence sudcoreana riesce anche a riunirsi con la sorella maggiore Eunmi.
Yeonmi attraverso i libri (ne legge in media 100 all'anno) comprende molte cose. Con 1984 di Orwell vede la realtà del suo paese, tramite Jane Eyre trova le parole che esprimono la libertà e grazie ai romanzi comincia a comprendere anche la compassione.
(…) L'empatia va insegnata, ma non può sbocciare in una prigione con 25 milioni di persone.
Yeonmi Park ora ha 22 anni, è un'attivista che si batte per l'affermazione dei diritti nella Corea del Nord del dittatore Kim Jong-U, che vuole dar voce alle decine di migliaia di nordcoreani che scappano da un paese dove le esecuzioni ci sono tutti i giorni, è presente la censura su Internet, gli oppositori vengono dati in pasto ai cani e sono presenti i campi di lavoro, luoghi in cui vengono compiute atrocità simili a quelle commesse dai nazisti, dove si trovano almeno 120 mila prigionieri politici e anche bambini.
A ottobre Park ha partecipato al One Young World Summit dove si è confrontata con personaggi come Kofi Annan e ha scritto un libro La mia lotta per la libertà.

Non conoscevo la storia di questa ragazza e neanche tutto ciò che accade ogni giorno in Corea del Nord. Leggere la sua storia è stato commovente, ma mi ha fatto provare anche tanta rabbia perché non è giusto che una persona debba passare tutto ciò. Ho voluto dedicarle questo ritratto per aiutarla nel mio piccolo con la sua battaglia, visto che i media non ne fanno parola.
Al prossimo mese,
Francesca


Non conoscevo la storia di Yeonemi, e come lei chissà quanti altri. 
Le cose che questa ragazza ha dovuto affrontare nella sua breve vita sono al di là di quello che io posso immaginare, eppure  lei non si da per vinta e continua a combattere per far si che altri non debbano patire quello che è toccato a lei.

Come sempre potete leggere questo articolo sui blog di:
Monica Book Land
Miki Miki In The Pinkland
Francesa di Franci lettrice sognatrice
Daniela Un libro per amico

Grazie Fede, Monica, Miki, Francesca, Daniela

venerdì 4 dicembre 2015

Treccia con cioccolato

Ho visto video e foto di questa cosa ovunque, e aspettavo solo di avere 5 minuti (non scherzo parlo letteralmente di 5 minuti).
E finalmente ci sono riuscita.
La ricetta perfetta per un dolce che potrebbe risolvere una serata: ospiti improvvisi, una cena arrangiata e poi un dolcetto non vogliamo metterlo a tavola?
Questa è la risposta perfetta.

Ingredienti:
rotolo di pasta sfoglia
tavoletta di cioccolato
latte

Procedimento:
Stendete il rotolo di pasta sfoglia e posizionate la tavoletta di cioccolato al centro (potete usare la cioccolata che preferite, in questo caso ho utilizzato una tavoletta di cioccolato comprata al lidl con all'interno dei pezzi di biscotto simil'Oreo)
Tagliate la sfoglia in alto e in basso in modo da ripiegare la sfoglia sui lati corti.
Tagliate la sfoglia in strisce orizzontali perpendicolari ai lati lunghi della tavoletta, e incrociateli sopra di essa alternando le strisce di sfoglia,
Spennellate on un po' di latte e infornate a 200° per 25/30 minuti.
Sfornate e lasciate intiepidire prima di tagliarlo.



martedì 1 dicembre 2015

Estratto Mela, Carota, zenzero

Vi ho mai presentato l'ultimo entrato in famiglia?
Mi sa di no!
Questa estate ho comprato un estrattore di succhi e me ne sono innamorata.
 In generale i succhi mi piacciono, ma li trovo troppo dolci, e poi quelli che sanno veramente di frutta e non di acqua colorata sono decisamente costosi.
Inoltre vogliamo mettere la possibilità di scegliere e inventare il gusto del succo che vogliamo bere?!

Ingredienti:
2 mele verdi
2 arance
5 o 6 carote
2 cm di zenzero

Procedimento:
Pelate lo zenzero e tagliatelo a pezzetti, lavate la frutta e tagliatela in pezzi  non troppo grandi e fateli girare nell'estrattore
Io faccio passare tutto, bucce e semi compresi, verranno spremuti anche loro e separati poi dall'estrattore.
Da queste quantità ho ricavato circa mezzo litro di estratto.
Ricordatevi di agitare bene prima di bere.